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Smartphone e disturbi temporomandibolari: esiste davvero un legame con la postura?

Dalla posizione “testa in avanti” al dolore mandibolare: cosa sappiamo e cosa ancora non sappiamo

Lo smartphone è ormai diventato un’estensione della nostra quotidianità. Lo utilizziamo per comunicare, lavorare, studiare, leggere, guardare video e navigare sui social network. Il problema non sembra essere soltanto quanto tempo trascorriamo davanti allo schermo, ma anche come lo utilizziamo.

Una delle posture più frequenti durante l’uso dello smartphone è caratterizzata da capo inclinato in avanti, collo flesso, spalle anteriorizzate e braccia mantenute a lungo in posizione statica. Questa configurazione, spesso definita forward head posture o, nel linguaggio divulgativo, “text neck”, è stata associata a un aumento del carico muscolare cervicale.

Ma cosa c’entra tutto questo con la mandibola?

La risposta è più complessa di quanto possa sembrare. La ricerca scientifica degli ultimi anni suggerisce un’associazione tra alterazioni della postura cranio-cervicale, utilizzo problematico dello smartphone e sintomi dei disturbi temporomandibolari (DTM). Tuttavia, non è corretto affermare che “stare curvi sul cellulare causa il DTM”. I disturbi temporomandibolari sono infatti condizioni multifattoriali, nelle quali interagiscono fattori muscolari, articolari, comportamentali e psicosociali.

Che cosa sono i disturbi temporomandibolari?

Con il termine disturbi temporomandibolari si identifica un insieme eterogeneo di condizioni che interessano l’articolazione temporomandibolare, i muscoli della masticazione e le strutture correlate.

I sintomi possono comprendere:

  • dolore nella regione mandibolare o preauricolare;
  • dolore ai muscoli masticatori;
  • difficoltà o limitazione nell’apertura della bocca;
  • rumori articolari, come click o crepitii;
  • affaticamento della mandibola;
  • cefalea associata alla regione temporomandibolare;
  • dolore durante la masticazione.

L’origine dei DTM è generalmente multifattoriale. Stress, parafunzioni come il serramento dei denti, bruxismo, fattori muscolari, traumi e altri elementi possono contribuire alla comparsa o al mantenimento dei sintomi.

Per questo motivo, la postura deve essere considerata come uno dei possibili elementi della complessa rete di fattori coinvolti, non come una causa unica.

Cosa succede quando guardiamo lo smartphone?

Quando leggiamo un messaggio sul telefono tendiamo spontaneamente ad avvicinare il dispositivo agli occhi oppure ad abbassare lo sguardo.

La testa si sposta anteriormente rispetto al tronco e aumenta la flessione del tratto cervicale. Contemporaneamente possono modificarsi la posizione delle spalle e l’attività dei muscoli cervicali e scapolari.

Studi sperimentali hanno documentato, durante l’utilizzo di dispositivi mobili, un aumento della flessione di testa e collo e una maggiore attività di diversi muscoli della regione cervicale. L’effetto può essere particolarmente evidente quando il dispositivo viene utilizzato mantenendolo basso rispetto alla linea degli occhi.

Non è quindi tanto il semplice gesto di guardare lo smartphone a rappresentare il problema, quanto la combinazione di:

postura mantenuta + durata dell’esposizione + ripetizione quotidiana + scarsa variabilità posturale.

Il collegamento con la mandibola

La regione cranio-cervicale e l’apparato stomatognatico non funzionano come sistemi completamente indipendenti.

I muscoli coinvolti nel controllo della testa e del collo interagiscono con quelli coinvolti nella funzione mandibolare. Un cambiamento persistente nella posizione del capo può quindi accompagnarsi a modificazioni dell’attività muscolare e della posizione mandibolare.

È proprio questa interazione biomeccanica che ha portato i ricercatori a studiare il possibile rapporto tra postura cervicale e DTM.

Una revisione sistematica della letteratura scientifica ha rilevato una correlazione statisticamente significativa tra postura e disturbi temporomandibolari. Gli stessi autori, tuttavia, sottolineano la necessità di ulteriori studi clinici per chiarire meglio i meccanismi coinvolti.

Una precedente revisione sistematica aveva inoltre trovato una forte evidenza di alterazioni della postura cranio-cervicale nei pazienti con DTM prevalentemente muscolare, pur evidenziando la qualità metodologica non uniforme degli studi disponibili.

La “testa in avanti” aumenta davvero il carico muscolare?

La posizione della testa modifica la distribuzione delle forze all’interno del sistema muscolo-scheletrico cervicale.

Quando il capo viene mantenuto anteriormente rispetto al tronco, i muscoli posteriori del collo devono lavorare per contrastare la tendenza della testa a flettersi ulteriormente. Se questa posizione viene mantenuta per periodi prolungati, possono comparire affaticamento, rigidità e dolore cervicale.

Ma il fenomeno non riguarda esclusivamente il collo.

La modifica dell’assetto cranio-cervicale può accompagnarsi a cambiamenti nell’attività dei muscoli coinvolti nella funzione mandibolare. In soggetti predisposti, questa situazione potrebbe contribuire ad aumentare il carico funzionale sul sistema stomatognatico.

È importante però sottolineare che un aumento della tensione muscolare non equivale automaticamente allo sviluppo di un disturbo temporomandibolare.

Il dolore è infatti il risultato dell’interazione tra componenti periferiche e centrali, oltre che di fattori psicologici e comportamentali.

Cosa dicono gli studi specificamente sullo smartphone?

Le evidenze più recenti sono interessanti.

Studi recentissimi hanno  esaminato il rapporto tra uso dello smartphone e DTM. Gli autori hanno osservato un’associazione tra uso eccessivo dello smartphone e maggiore severità dei disturbi temporomandibolari. La revisione della letteratura ha inoltre individuato associazioni con la postura del capo in avanti, la tensione muscolare, le parafunzioni e il distress psicologico.

Un altro studio condotto su giovani adulti ha rilevato una correlazione moderata tra uso problematico dello smartphone e sintomi di DTM: nei soggetti classificati come utilizzatori problematici il rischio di DTM risultava maggiore rispetto agli altri partecipanti. L’associazione era particolarmente evidente per i disturbi legati al dolore, mentre non risultava significativa per i disturbi intra-articolari.

Anche uno studio del 2026 ha evidenziato una relazione complessa tra uso problematico dello smartphone e sintomi temporomandibolari, individuando tra le variabili rilevanti il tempo di utilizzo, la sensibilità del massetere e i sintomi temporomandibolari. Gli autori suggeriscono che la relazione possa essere mediata, almeno in parte, da alterazioni posturali e muscolari.

Questi risultati sono coerenti con un modello nel quale lo smartphone non rappresenta necessariamente una causa diretta del DTM, ma può diventare un fattore che contribuisce al sovraccarico muscolo-scheletrico e comportamentale.

Un meccanismo ancora più importante: lo stress

Concentrarsi esclusivamente sulla postura potrebbe però farci perdere un pezzo importante della storia.

L’utilizzo problematico dello smartphone può associarsi a stress, ansia, ridotta qualità del sonno e comportamenti ripetitivi. Questi fattori sono a loro volta rilevanti nella fisiopatologia del dolore temporomandibolare.

Una persona stressata può, per esempio, aumentare inconsapevolmente il serramento dei denti durante il giorno. Può inoltre mantenere una contrazione prolungata dei muscoli masticatori senza rendersene conto.

Si crea così una possibile sequenza:

uso prolungato dello smartphone → postura statica → aumento della tensione muscolare → stress/affaticamento → maggiore attività parafunzionale → aumento dei sintomi.

Ma questa sequenza rappresenta un modello plausibile, non una dimostrazione di causalità.

È infatti possibile anche il contrario: una persona che soffre già di dolore mandibolare o cervicale potrebbe modificare spontaneamente il proprio comportamento e utilizzare lo smartphone in modo diverso.

Postura e DTM: causa o correlazione?

Questa è probabilmente la domanda più importante.

La risposta scientificamente più corretta è: correlazione, ma causalità non ancora dimostrata in modo definitivo.

Gli studi osservazionali possono mostrare che due fenomeni si verificano più frequentemente insieme. Non possono però stabilire automaticamente che uno sia responsabile dell’altro.

Nel caso dei DTM esistono numerosi possibili fattori confondenti:

  • stress;
  • ansia;
  • qualità del sonno;
  • bruxismo;
  • serramento diurno;
  • sedentarietà;
  • dolore cervicale preesistente;
  • attività lavorativa;
  • caratteristiche individuali;
  • precedenti traumi;
  • sensibilizzazione al dolore.

E’ quindi corretto affermare che l’uso prolungato e problematico dello smartphone è associato a modificazioni posturali e muscolari che possono contribuire, in soggetti predisposti, alla comparsa o alla persistenza di sintomi temporomandibolari.

Non è necessario abbandonare lo smartphone

La soluzione non consiste, naturalmente, nel demonizzare la tecnologia.

L’obiettivo dovrebbe essere ridurre l’esposizione prolungata a posture statiche e aumentare la variabilità del movimento.

Alcuni comportamenti semplici possono essere utili:

  1. Portare lo schermo più vicino all’altezza degli occhi

Sollevare il dispositivo riduce la necessità di mantenere il capo costantemente inclinato verso il basso.

  1. Evitare sessioni molto prolungate

Fare brevi pause frequenti può essere più utile che cercare una “postura perfetta” da mantenere per ore.

  1. Cambiare posizione

Alternare seduta, posizione eretta e movimento permette di ridurre il carico statico.

  1. Prestare attenzione al serramento

Durante la giornata i denti non dovrebbero rimanere costantemente a contatto. In condizioni di riposo mandibolare fisiologico, la muscolatura dovrebbe essere relativamente rilassata.

  1. Non trascurare collo e spalle

Se all’utilizzo dello smartphone si associa dolore cervicale, rigidità delle spalle o cefalea, può essere utile una valutazione fisioterapica o medica.

  1. Considerare lo stress

Nel paziente con DTM non è sufficiente osservare esclusivamente articolazione e postura. Sonno, stress e parafunzioni possono avere un ruolo importante nel mantenimento del dolore.

La postura perfetta non esiste

Un concetto importante della moderna riabilitazione muscolo-scheletrica è che non esiste una singola posizione “corretta” che debba essere mantenuta continuamente.

Il problema non è necessariamente la postura in sé, ma la permanenza prolungata nella stessa postura senza adeguata variazione.

Una persona può utilizzare lo smartphone con il capo inclinato per alcuni minuti senza sviluppare alcun problema. Il rischio potenziale aumenta quando quella stessa configurazione viene ripetuta quotidianamente per periodi molto lunghi e si associa ad altri fattori di rischio.

La parola chiave, quindi, non è “postura perfetta”, ma variabilità.

Cosa dovrebbe cambiare nella pratica clinica?

La possibile relazione tra smartphone, postura e DTM suggerisce un approccio multidisciplinare.

Nel paziente con dolore temporomandibolare potrebbe essere utile non limitarsi all’esame dell’articolazione e dell’occlusione, ma considerare anche:

mandibola → muscoli masticatori → cervicale → postura → comportamento → stress → sonno.

Questa visione è coerente con il carattere multifattoriale dei DTM.

L’obiettivo non dovrebbe essere trovare un’unica causa, ma identificare i fattori modificabili che contribuiscono al mantenimento dei sintomi.

Conclusioni

Lo smartphone non è necessariamente un “nemico” della salute mandibolare. Tuttavia, il suo utilizzo prolungato può favorire comportamenti e posture che, in alcune persone, possono contribuire al sovraccarico muscolare e alla comparsa o persistenza di sintomi temporomandibolari.

Le evidenze disponibili mostrano una associazione tra uso problematico dello smartphone, alterazioni della postura cranio-cervicale e DTM, ma non consentono ancora di affermare che la postura da smartphone sia una causa diretta dei disturbi temporomandibolari.

Il messaggio più utile, quindi, non è “stai dritto quando guardi il telefono”, ma qualcosa di più semplice:

muoviti, cambia posizione, riduci le sessioni prolungate e presta attenzione ai segnali che il tuo corpo ti invia.

In presenza di dolore mandibolare persistente, rumori articolari associati a dolore o limitazione dell’apertura della bocca, è invece opportuno rivolgersi a un professionista sanitario esperto di disturbi temporomandibolari.

La tecnologia continuerà a far parte della nostra vita. La sfida non è eliminarla, ma imparare a utilizzarla in modo compatibile con la fisiologia del nostro sistema muscolo-scheletrico.

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