Dopo la notizia della sospensione del direttore sanitario dell’Asp di Catania, Giuseppe Reina, indagato per violenza sessuale nei confronti di una dottoressa in servizio nello stesso ospedale, Codacons Donna annuncia che si costituirà parte offesa nel procedimento penale avviato dalla magistratura. “Ci troviamo di fronte a fatti di inaudita gravità, che ledono non solo la dignità della donna coinvolta, ma l’intera comunità femminile e il mondo del lavoro – dichiara Federica Prestidonato, Presidente Codacons Donna –. Il nostro impegno sarà in prima linea affinché emerga tutta la verità e venga dato un segnale chiaro di tolleranza zero verso ogni forma di violenza e abuso, in particolare quando legati a rapporti di subordinazione e squilibri di potere”.
Su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica, la Polizia di Stato di Catania ha dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura interdittiva emessa in data 4 settembre 2025 dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Catania, a carico Giuseppe Reina, 63enne, medico, all’epoca dei fatti primario ospedaliero catanese, ora titolare di altro incarico pubblico nel sistema sanitario, Direttore Sanitario Asp Catania. Secondo l’impostazione accusatoria, ferma restando la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva di condanna, alla luce degli elementi attualmente disponibili e considerando la fase processuale preliminare che non ha ancora permesso l’instaurazione del contraddittorio davanti al giudice, l’indagato è stato ritenuto dal Gip gravemente indiziato di un singolo reato di violenza sessuale (aggravata dal rapporto di subordinazione commessa ai danni di un medico chirurgo in servizio presso un’unità ospedaliera dell’hinterland etneo) fra i diversi episodi contestati.
Il provvedimento restrittivo scaturisce da approfondimenti delegati da questo Ufficio a personale della specializzata III Sezione Investigativa “Reati contro la Persona, in pregiudizio di minori e reati sessuali” della locale Squadra Mobile e a quello della Sezione di P.G. – Aliquota Polizia di Stato di questo Ufficio, aventi ad oggetto gravi accadimenti riguardanti un Presidio Ospedaliero – quello di Paternò, sito nella provincia etnea, con espresso riferimento al richiamato medico che, nel periodo intercorrente tra il 2020 ed il 2024, secondo l’accusa, avrebbe tenuto nell’ambito della struttura pubblica espliciti comportamenti, finalizzati ad ottenere prestazioni sessuali da personale femminile operante nella struttura.
Le menzionate illecite condotte del medico – nella prospettazione di questo ufficio – si sarebbero concretizzate in atti sessuali ripetuti con le persone offese, sulla base di abuso di autorità e anche nel timore di subire pregiudizi professionali nella sfera professionale, evidenziandosi ancora che fra le diverse ipotesi contestate – sulla base di video-riprese, intercettazioni, dichiarazioni – il Gip ne ha ritenuta corroborata da gravi indizi solo una.
Sulla base delle indagini svolte i fatti sarebbero avvenuti sul luogo di lavoro, durante i turni di servizio, vicende immortalate da un impianto di video ripresa.
A carico dell’indagato, l’Ufficio G.I.P. del Tribunale di Catania ha, dunque, ravvisato gravi indizi di reità concernenti una sola violenza sessuale commessa ai danni di una collega medico chirurgo, in quanto, l’indagato, nell’esercizio delle sue funzioni, approfittando dello stato di soggezione della vittima – come conseguenza della condizione subordinata della donna – l’avrebbe indotta a subire atti sessuali.
In particolare, anche in occasione delle visite ai pazienti svolte congiuntamente alla vittima presso il nosocomio, il 63enne l’avrebbe palpeggiata con gesti fulminei, rivolgendole contestualmente avances di tipo sessuale. Dunque, in molteplici casi la condotta si realizzava con comportamenti realizzati all’interno del suddetto nosocomio, mediante gesti rapidi tali da impedire alla vittima di sottrarsi alla sua azione, di difendersi e comunque di manifestare il suo dissenso. I fatti sarebbero stati posti in essere dal mese di dicembre 2018 fino al settembre 2024.
Le risultanze delle indagini, coordinate da questa Procura, sono state, quindi, solo in parte condivise dal competente Giudice per le Indagini Preliminari che, a fronte della richiesta della custodia in carcere formulata da questo Ufficio in ragione (secondo l’impostazione accusatorie) della gravità dei fatti contestati e della molteplicità delle vittime, ha, invece, ritenuto di disporre (con provvedimento che ci si riserva d’impugnare) nei confronti del sanitario, per solo uno dei diversi episodi contestati, rigettando nel resto, la misura interdittiva della sospensione dalle funzioni pubbliche dell’indagato presso Aziende Ospedaliere, Aziende Sanitarie e, più in generale, strutture sanitarie pubbliche o a partecipazione pubblica, inibendogli di espletare tutte le relative attività per la durata massima di dodici mesi.
L’Asp Catania ha reso noto di avere preso atto del provvedimento dell’Autorità Giudiziaria e di avere avviato le procedure di esecuzione dell’ordinanza non appena notificata. Si legge in una nota: “I fatti oggetto dell’ordinanza impongono un atteggiamento di rigorosa attenzione, rispetto e responsabilità, a tutela di tutte le persone coinvolte, della collettività e delle Istituzioni.”
«Le accuse non hanno retto davanti al gip e non reggeranno, in caso di ricorso della Procura, davanti il Tribunale del riesame. A fare avviare l’inchiesta è stata una dottoressa che era una stalker del mio assistito, come abbiamo dimostrato ampiamente facendo vedere lettere e messaggi che inviava al suo ex primario. L’unico episodio contestato è avvenuto in sala operatoria e non era un gesto violento. E lui è vittima del fango che adesso è stato sollevato». Ha dichiarato all’Agenzia Ansa l’avvocato Rosario Pennisi che assiste Giuseppe Angelo Reina.



