Non è stato un convegno per specialisti, ma una giornata di riflessione sul potere che la tecnologia esercita ormai sulla vita quotidiana delle persone. Ieri, nell’Aula delle Adunanze della Corte d’Appello di Catania, l’incontro “Dati, reti, tecnologie fra regole e innovazione” ha riunito magistratura, università, avvocatura, tutela dei consumatori e mondo umanitario attorno a una domanda che non può più essere rinviata. Chi governa davvero il futuro digitale?
Il nuovo quadro europeo sui dati, sulle reti e sull’intelligenza artificiale non è soltanto un insieme di norme. È, o dovrebbe essere, uno strumento per accompagnare l’innovazione senza smarrire ciò che conta davvero, la tutela della persona, la difesa dei diritti, la sovranità digitale e la protezione di chi rischia di restare più esposto davanti a tecnologie che avanzano con una velocità mai conosciuta prima.
Il Presidente del Tribunale di Catania, dott. Mariano Sciacca, ha richiamato l’attenzione sul valore strategico dei dati, ormai considerati una delle grandi risorse della contemporaneità. Ogni giorno produciamo informazioni, lasciamo tracce, alimentiamo sistemi che raccolgono, elaborano e conservano parti della nostra identità. Spesso lo facciamo senza piena consapevolezza e, non di rado, dentro infrastrutture che si trovano fuori dai confini europei. La sovranità digitale, allora, non è una formula astratta. È una questione di indipendenza, sicurezza, potere decisionale e futuro.
Il prof. Maurizio Mensi, della Scuola Nazionale dell’Amministrazione e della Luiss, ha affrontato il rapporto, sempre più difficile, tra diritto e innovazione. La tecnologia corre, il diritto prova a darle forma. Ma la corsa non può trasformarsi in resa. L’innovazione non è mai neutrale, perché dentro ogni piattaforma, ogni algoritmo, ogni architettura digitale vivono scelte, priorità, interessi e modelli di società. Capirlo è il primo passo per evitare che il progresso diventi un territorio senza responsabilità.
L’avv. Gianluca Di Ascenzo, Presidente Nazionale del Codacons, ha riportato il confronto sul terreno della tutela del consumatore digitale. L’utente non è più soltanto il destinatario di un servizio. È una fonte continua di dati, un profilo da interpretare, spesso un soggetto esposto a sollecitazioni invisibili, strategie commerciali, meccanismi di condizionamento e nuove asimmetrie di potere. Per questo la protezione del consumatore non può fermarsi alla trasparenza formale o al linguaggio dei contratti. Deve entrare nei processi digitali, là dove si orientano le scelte e si costruiscono nuove fragilità.
L’avv. Carmelo Elio Guarnaccia, dell’Ordine degli Avvocati, ha posto con chiarezza il tema della formazione e della cosiddetta AI literacy. Non si può governare ciò che non si comprende. La cultura digitale non è più una competenza accessoria, riservata ai tecnici. È una condizione necessaria per magistrati, avvocati, amministratori pubblici, operatori sanitari, enti del Terzo Settore e cittadini.
I lavori, condotti dal prof. avv. Pietro Falletta, dell’Università dell’Insubria e della Luiss, hanno confermato l’urgenza di un dialogo stabile tra saperi diversi. Il digitale non può essere letto soltanto con le categorie dell’ingegneria, né soltanto con quelle del diritto. Serve uno sguardo più ampio, capace di tenere insieme competenza tecnica, responsabilità pubblica, protezione dei dati, tutela dei diritti fondamentali e attenzione concreta alla persona.
Di particolare rilievo è stato anche il contributo dell’avv. Rosario Maria Gianluca Valastro, Presidente Nazionale della Croce Rossa Italiana. Il suo intervento ha portato il tema tecnologico dentro la vita reale delle persone fragili, degli anziani, dei malati, di chi vive condizioni di vulnerabilità sociale o culturale e spesso si trova davanti a strumenti digitali che utilizza senza poterli davvero leggere, comprendere o controllare.
La Croce Rossa, per sua natura, lavora con le persone e per le persone. Da questa prospettiva è emersa una riflessione significativa sull’idea di un emblema digitale. Se l’emblema umanitario protegge nei conflitti e nelle emergenze, occorre oggi immaginare anche nuove forme di protezione nell’ambiente digitale. Proteggere i dati di chi è fragile significa proteggere identità, dignità, accesso ai servizi e libertà di scelta. Il Terzo Settore non può arrivare tardi su questa frontiera, ma non può nemmeno essere lasciato solo.
Il convegno di Catania ha mostrato che la trasformazione tecnologica riguarda direttamente anche la sanità, il welfare, l’assistenza, la giustizia e il rapporto tra cittadini e istituzioni. Nel settore sanitario, questa sfida diventa ancora più delicata, perché i dati non raccontano soltanto abitudini o preferenze, ma condizioni di salute, percorsi di cura, fragilità personali e bisogni che richiedono protezione rafforzata. Algoritmi, piattaforme, banche dati e reti non sono più strumenti lontani. Sono già dentro i servizi pubblici, nei processi decisionali, nella cura, nella comunicazione e nella relazione con i soggetti più deboli.
Per questo la qualità delle regole digitali incide sulla qualità della democrazia. Incide sulla possibilità di garantire diritti effettivi e non soltanto dichiarati. Incide sulla capacità di costruire innovazione senza trasformare l’uomo in un dato, il cittadino in un profilo, il paziente in una sequenza di informazioni.
L’incontro, promosso nell’ambito della Croce Rossa Italiana, con il contributo del Comitato Regionale CRI Sicilia e del Comitato CRI Catania, ha lasciato una consapevolezza chiara. Il futuro digitale non si governa con slogan né con paure. Si governa con competenza, cultura, regole giuste e responsabilità condivisa.
La conversazione avviata ieri alla Corte d’Appello di Catania non si chiude con una giornata di studio. Al contrario, apre un percorso necessario. La sfida, oggi, non sarà soltanto costruire tecnologie più potenti, reti più veloci o algoritmi più sofisticati. Sarà impedire che, nella corsa all’innovazione, la persona diventi invisibile proprio nel momento in cui produce più dati, più tracce e più informazioni su se stessa. È da qui che deve ripartire ogni vera idea di progresso.
Dati, reti e tecnologie: a Catania il confronto tra regole e innovazione
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