lunedì, Settembre 7, 2026
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Dispositivi medici, Codacons annuncia la costituzione di parte offesa nell’inchiesta di Caltanissetta

Il Codacons interviene nell’inchiesta condotta dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Palermo sulla presunta commercializzazione di dispositivi medici accompagnati, secondo l’ipotesi investigativa, da documentazione tecnica e certificazioni non conformi.
Il Codacons annuncia la propria costituzione quale parte offesa nell’ambito del procedimento e ha conferito incarico all’avv. Carmelo Sardella, Dirigente dell’Ufficio Legale Regionale Codacons, di seguire gli sviluppi della vicenda e di promuovere ogni iniziativa consentita dall’ordinamento a tutela dei pazienti, degli utenti del Servizio sanitario e dell’interesse pubblico.
Secondo quanto reso noto dagli investigatori, l’indagine riguarda una società con sede a Caltanissetta operante nel commercio all’ingrosso di articoli medicali.
La Guardia di Finanza riferisce che il legale rappresentante della società è indagato dalla Procura della Repubblica di Palermo per le ipotesi di truffa aggravata ai danni dello Stato e di altro ente pubblico e di falsità materiale. Le contestazioni dovranno essere accertate nel corso del procedimento, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza.
Gli investigatori spiegano che gli accertamenti sarebbero partiti da due tipologie di dispositivi destinati alla diagnostica per immagini e forniti all’Azienda sanitaria provinciale di Palermo a partire dal 2021.
Secondo l’ipotesi investigativa, alcuni prodotti non sarebbero stati registrati nella banca dati nazionale del Ministero della Salute, mentre altri sarebbero stati registrati sulla base di documentazione ritenuta falsa o comunque non idonea ad attestarne la conformità tecnica e la sicurezza.
La Guardia di Finanza riferisce inoltre che sulle etichette dei dispositivi sarebbero stati riportati il logo della società quale fabbricante e i riferimenti identificativi di organismi di certificazione tedeschi che, interpellati nel corso delle indagini, avrebbero disconosciuto qualsiasi rapporto contrattuale con l’impresa.
Gli investigatori riferiscono che le verifiche si sarebbero successivamente estese ad altre 257 tipologie di dispositivi medici, tra cui siringhe da infusione e irrigazione, sistemi per la raccolta delle urine, strumenti per il monitoraggio della pressione, apparati tubolari e deflussori.
Secondo quanto comunicato dagli organi investigativi, il Ministero della Salute avrebbe disposto l’interruzione dell’immissione in commercio dei dispositivi registrati dalla società.
Dalle indagini sarebbe inoltre emerso che l’impresa intratteneva rapporti commerciali con oltre 50 strutture sanitarie pubbliche e private distribuite sul territorio nazionale e con circa 30 operatori del settore, per forniture dal valore commerciale complessivo indicato in circa 2 milioni di euro.
Il Codacons precisa che l’esistenza di tali rapporti commerciali non consente, allo stato, di affermare che tutte le strutture abbiano ricevuto o utilizzato dispositivi interessati dalle contestazioni.
L’associazione chiede che venga ricostruita con la massima rapidità l’intera filiera di distribuzione, individuando le strutture che avrebbero effettivamente ricevuto i prodotti oggetto del sequestro e verificando se questi siano stati utilizzati nell’assistenza ai pazienti.
Il Codacons sollecita il Ministero della Salute, le Regioni e le aziende sanitarie interessate ad adottare tutte le misure precauzionali necessarie e a informare con chiarezza i cittadini sugli esiti delle verifiche, evitando allarmismi ma assicurando la piena tutela della salute pubblica.
Il Codacons seguirà l’evoluzione dell’inchiesta e valuterà ogni ulteriore iniziativa giudiziaria, mantenendo la propria posizione di parte offesa nel procedimento.

I Finanzieri del Comando Provinciale di Palermo hanno dato esecuzione, stamane, a un decreto con cui il G.I.P. presso il Tribunale di Palermo ha disposto, nei confronti di una società esercente l’attività di commercio all’ingrosso di articoli medicali, il sequestro preventivo di 259 tipologie di dispostivi sanitari distribuiti a presidi pubblici e privati, privi delle prescritte attestazioni di conformità e di sicurezza per la salute.
I reati per cui si procede nei confronti del legale rappresentante sono truffa aggravata ai danni dello Stato o di altro ente pubblico e falsità materiale commessa da privato.
Le indagini – condotte dal Nucleo di Polizia Economico finanziaria della Guardia di Finanza sotto l’egida e il coordinamento della Procura della Repubblica di Palermo – si sono inizialmente focalizzate su due tipologie di dispositivi sanitari destinati alla diagnostica per immagini, oggetto di fornitura all’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo e da questa distribuiti, a partire dal 2021, ai diversi presidi ospedalieri da essa dipendenti.
Gli accertamenti, in particolare, hanno evidenziato che il primo di tali prodotti non era stato registrato nella banca dati nazionale istituita presso il Ministero della Salute, mentre il secondo era stato sì registrato, sulla base però di documentazione falsa e non idonea ad attestarne la conformità tecnica e di sicurezza.
Nello specifico, la società fornitrice aveva prodotto una dichiarazione con cui si era qualificata falsamente come fabbricante e un certificato di conformità riferito in realtà a un produttore cinese e non associabile all’articolo medicale in questione.
Sulle etichette di entrambi i dispositivi, inoltre, l’azienda fornitrice aveva riportato, indebitamente, il proprio logo quale fabbricante e i riferimenti identificativi di Organismi di certificazione tedeschi che, interpellati nel corso delle investigazioni, hanno disconosciuto qualsiasi rapporto contrattuale con la stessa.
Muovendo da tali riscontri, le indagini si sono dunque estese a tutti gli articoli medicali commercializzati dalla società e hanno permesso di individuare ulteriori n. 257 tipologie di dispositivi – tra cui siringhe da infusione e irrigazione, sistemi di raccolta urine, strumenti per il monitoraggio della pressione, apparati tubolari, deflussori, ecc. – che sarebbero stati registrati mediante documentazione tecnica e certificazioni predisposte fraudolentemente al fine di aggirare la normativa di settore. Anche su tali dispositivi sarebbero stati illecitamente apposti il logo della società quale fabbricante e i marchi CE riconducibili agli ignari organismi di certificazione.
Le contestuali verifiche contabili hanno poi evidenziato l’esistenza di rapporti commerciali con oltre 50 strutture sanitarie, pubbliche e private, distribuite su tutto il territorio nazionale, nonché con circa n. 30 operatori di settore, ai quali sarebbero stati forniti dispositivi medici della specie per un valore commerciale di circa 2 milioni di euro.
Gli esiti degli accertamenti sono stati condivisi con la competente Struttura Ministeriale che ha disposto l’interruzione dell’immissione in commercio dei dispositivi registrati dalla società, in relazione ai quali quest’ultima si dichiarava “fabbricante”, la cancellazione degli stessi dalla banca dati nazionale e l’immediata sospensione dell’utilizzo delle dotazioni eventualmente ancora giacenti presso tutte le strutture sanitarie nazionali.
L’operazione di oggi testimonia la costante attenzione e il perdurante impegno profuso dalla Guardia di Finanza, nell’ambito delle indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Palermo, nella tutela della salute pubblica, nella prevenzione di possibili frodi in danno del Servizio Sanitario Nazionale e nel contrasto agli illeciti che compromettono la regolarità delle forniture sanitarie.
Il procedimento penale è attualmente nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità dei soggetti coinvolti potrà essere accertata soltanto con sentenza irrevocabile di condanna, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza.

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