Faccio un appello a tutti coloro che lamentano, dall’interno di meccanismi e dinamiche della medicina generale, un crescente disagio per la mole, quali-quantitativa, di lavoro intellettivo che un medico di famiglia deve oggi sobbarcarsi, aggravata dalla necessità deontologica e professionale di aggiornarsi alla velocità del suono in concomitanza con le esigenze di salute che crescono alla velocità della luce per le richieste di una società che divora la sanità pubblica come fosse davanti un opulento buffet.
In tutto questo, c’è chi denuncia uno smantellamento del rapporto di fiducia medico-paziente che viene sacrificato sull’altare di quella spalmatura, in termini di tempo e di spazio (AFT e CDC), delle richieste crescenti, a livelli quantistici, di prestazioni non più solo cliniche ma soprattutto burocratiche, onde ridimensionare il notevole carico di prestazioni improprie dei pronti-soccorsi e dei servizi di emergenza-urgenza.
Sebbene nessun accordo preveda il declino del rapporto di fiducia tra medico e paziente, va anche detto che è altrettanto vero che un rapporto di fiducia non si sancisce per decreto ma va costruito con l’empatia e la competenza professionale e sarà pertanto impossibile minarne le solide basi alimentate dai rapporti umani, che però spesso sono condizionati da simpatie e antipatie personali.
Si potrebbe fare e ottenere di più?
Certamente, ma solo idealmente poiché la particolarità del rapporto convenzionale di un medico libero professionista con il Servizio Sanitario Nazionale è paragonabile a quella di un franchising, allorché l’”affiliante” è la sanità pubblica e l’”affiliato” è il medico di medicina generale.
Unica differenza rispetto al paragone con una qualsiasi attività commerciale è quella dei mezzi e dei luoghi che non vengono messi a disposizione dalla parte pubblica ma diventano per il franchisee un costo/investimento nella speranza di ricavarne utili quali benefici economici.
Orbene, poiché, sic stantibus rebus, il medico diventa pilota di mezzi hybrid propri, che però vanno solo su rotaie con percorsi prestabiliti da altri, l’unica azione sindacale possibile, da affiliati, non può che essere quella di tutelare i “piloti” stessi da ogni forma di deragliamento che l’eccesso di velocità può provocare, oltre ovviamente al compenso.
In tutto questo, la politica è responsabile delle distorsioni che penalizzano la sanità pubblica?
Certamente non è incolpevole, ma deve, con capacità e onestà intellettuale, saper mediare fra più esigenze, con la logica dei diritti e la consapevolezza dei doveri e cogliere le evoluzioni sociali e culturali della polis anche attraverso provvedimenti indigesti rispetto alle abitudini consolidate da cui è difficile recedere, come se una forma di misoneismo pervadesse costantemente l’animo umano, da qualsiasi parte delle barricate (che dovremmo tutti abbattere) si ponga.
Il franchising e la medicina generale
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