La dieta mediterranea è uno dei migliori modelli alimentari per un invecchiamento sano e prolungato nel tempo. Il consumo quotidiano di un’ampia varietà di frutta e verdura di stagione, comprese le piante selvatiche commestibili, è fondamentale per raggiungere tale obiettivo. Alcuni studi hanno dimostrato che le verdure spontanee contengono un livello più elevato di micronutrienti e composti secondari biologicamente attivi rispetto alle specie coltivate. Sebbene alcune specie fossero molto apprezzate in passato, oggi hanno perso la loro importanza come fonte di nutrienti se non rifiutate o addirittura completamente dimenticate.
La perdita di conoscenza e il ridotto consumo di piante selvatiche commestibili sono tra le principali cause dei noti “disturbi occidentali” come il sovrappeso e l’obesità.
L’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO) sta lavorando attivamente per far conoscere il ruolo cruciale delle piante selvatiche commestibili attraverso iniziative volte a incrementare lo sviluppo di diete sostenibili e la valorizzazione della biodiversità alimentare. L’Organizzazione cerca, inoltre, di collegare l’uso delle piante spontanee commestibili attraverso politiche che ne sostengano la conservazione contro le minacce come il cambiamento climatico e la perdita di habitat.
In quest’articolo ci occupiamo della Bacchetta di Re (Asphodeline lutea).
È una specie propria del Mediterraneo orientale e si riscontra in Albania, Algeria, Bulgaria, Cipro, Egeo orientale, Grecia, Italia, Creta, Crimea, Libano, Siria, Caucaso settentrionale, Penisola balcanica nord-occidentale, Palestina, Romania, Tunisia, Turchia europea.
Cresce in prati aridi e sassosi, dal livello del mare a 1600 m circa. Il nome generico significa ‘piccolo asfodelo’, diminutivo di Asphodelus che è il nome generico di un gruppo di specie affini. Asphodelus (Asfodelo), a sua volta, è la latinizzazione del nome dato nell’antica Grecia alla mitica pianta che tappezzava i prati dei Campi Elisi. Il secondo termine deriva dal latino fa riferimento ai fiori di colore giallo (dal lat. lúteus, giallo).
Asphodeline lutea, che appartiene alla famiglia Asphodelaceae, è una pianta erbacea perenne caratterizzata da una densa rosetta di foglie basali, lineari, carenate, glabre, acute all’apice, con bordo liscio e base allargata in una guaina membranosa ialina.
In primavera, dal centro della rosetta si origina uno scapo eretto, cilindrico, alto fino a 80 cm, provvisto di foglie simili a quelle basali, ma progressivamente ridotte. Tra aprile e maggio alla sommità dello scapo si sviluppa un grande racemo, denso, cilindrico, con fiori gialli che ricorda uno scettro, donde gli appellativi di Bacchetta del re, Astula regia e Lancia dei re.
I fiori sono su tutta la lunghezza dell’infiorescenza, senza una direzione definita. Sono grandi 2,5-3,5 cm con bilaterale. I lobi del perianzio sono allungati, gialli all’interno, arancioni o gialli all’esterno, lunghi 2-3 cm, con una venatura centrale scura. Dopo l’impollinazione si formano i frutti che sono capsule loculicide, di forma ovoidale di 1,9-1,5 cm, con 3 valve che a maturità si aprono per liberare i semi neri, a sezione triangolare, di 4-5 mm, dapprima verdi, poi bruno-nerastri.
Asphodeline lutea una specie utilizzata come alimento in diverse aree del Mediterraneo. Le foglie possono essere raccolte durante la stagione di crescita. Le estremità più dure delle foglie sono tagliate e bollite, un po’ come i porri. Il sapore è delicato e gradevole e costituisce un gradito ortaggio invernale. La parte migliore da mangiare è l’intera infiorescenza immatura.
I fiori hanno sapore dolce e per meglio decorare, talora, si aggiungono all’insalatiera. Poiché hanno vita molto breve, è meglio riaccorgerli nel tardo pomeriggio per gustarli gastronomicamente la sera e vanno utilizzati subito perché si decompongono velocemente.
Gli antichi Greci arrostivano le radici come le patate e le mangiavano con sale e olio o le schiacciavano con i fichi.
Anche in diverse regioni italiane si utilizza questa pianta a scopo alimentare. In genere si consumano i fusti privati dalle foglie e raccolti prima della fioritura.
In Puglia si scottano con acqua e aceto e si conservano sott’olio, mentre con le foglie si confeziona la burrata, prodotto caseario tipico pugliese.
Nel territorio etneo si raccoglie lo scapo fiorale immaturo, quando è ancora avvolto dalle guaine membranose delle foglie, chiamato in dialetto ‘zzubbu’, ‘curina’, ‘battagghioru’ o ‘giummu’ scornabbeccu, a seconda delle località.
In particolare lo scapo è detto ‘zubbi’ a Randazzo, Adrano, Biancavilla, Bronte; ‘zubbi o battagghiori’ a Maletto; ‘scornabbeccu’ a Nicolosi, Pedara, Ragalna, Zafferana.
E` interessante notare che in molte zone dell’Etna, il nome ‘Scornabeccu’ è riservato al Terebinto (Pistacia terebinthus L.), portainnesto del Pistacchio (Pistacia vera L.) e alla pianta maschile di quest’ultimo; la femminile, invece, è chiamata in dialetto ‘Frastuca’. Nelle località dove il termine ‘scornabeccu’ è destinato alla Bacchetta di re, il Terebinto è chiamato ‘frastucu’ e il Pistacchio ‘frastuca’.
Gli scapi si sbollentano, previa asportazione delle foglie e della tenera epidermide (pellicola esterna) e poi si cucinano in frittata con le uova oppure alla brace, bagnati nel ‘salamurigghiu’ (condimento a base di olio, limone, sale, pepe e origano).
Nel territorio etneo uso di questa pianta come verdura è poco diffuso, anche a causa della ristretta localizzazione montana della pianta. Sembra, inoltre, che la Bacchetta di re sia una verdura difficile da digerire.
Durante la seconda guerra mondiale la pianta era molto utilizzata perché forniva un buon supporto alimentare. Infatti, se ne faceva un discreto impiego nella zona di Maletto e per questo motivo gli abitanti di tale località erano chiamati ‘zzubbari’.
Studi recenti hanno mostrato la presenza di diversi gruppi di metaboliti secondari (antrachinoni, flavonoidi e benzene/naftaleni) con promettente attività biologica. Inoltre estratti di Asphodeline lutea sono risultati avere attività antiproliferativa in vitro, effetti sulle fasi del ciclo cellulare e attività antiossidanti e antibatteriche. In particolare gli estratti hanno rivelato attività antiproliferativa contro tre linee cellulari tumorali umane: MDA-MB-231 (mammella), Hs-294T (melanoma), MV-4-11 (leucemia) e una linea cellulare epiteliale di ghiandola mammaria umana non tumorale, MCF-10A.
La Bacchetta di Re per una sana alimentazione





