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Le verdure commestibili del territorio etneo: l’asparago bianco

Le verdure spontanee contengono elevate concentrazioni di sali minerali, proteine, un alto tasso di vitamine A e C e notevoli percentuali di fibre, in quantità maggiori rispetto a quelle coltivate.

Per queste proprietà se ne consiglia l’uso per integrare e migliorare l’alimentazione umana odierna particolarmente ricca di cibi a base di carne e di piatti elaborati che favoriscono l’insorgenza delle malattie del benessere (arteriosclerosi, obesità, ecc.).

L’inserimento nella dieta di prodotti naturali, quali le verdure spontanee, così ricchi di fibre e di principi nutritivi ridurrebbe, inoltre, la richiesta di correttivi alimentari, primi fra tutti i cosiddetti ispessenti che spesso si aggiungono agli alimenti per migliorarne la consistenza, la stabilità e la viscosità, rendendoli più densi, cremosi. In genere sono a base di fibre vegetali come ad esempio la comune crusca.
In un’epoca nella quale i processi di selezione artificiale sono orientati verso poche cultivar merceologicamente produttive e imposte dalla strategia di mercato, la conoscenza della verdura spontanea ne consentirebbe anche la sua difesa.

Sull’Etna le piante spontanee commestibili si rinvengono dal piano mediterraneo-basale fin quasi al limite superiore del piano montano-mediterraneo: cioè dal livello del mare fino a 1500 m s.l.m. Si riscontrano negli incolti, nei coltivi, ma anche presso i ruderi, le macerie e i bordi di strada. Il Cappero (Capparis spinosa L.), ad esempio, si trova quasi esclusivamente in prossimità delle coste, mentre la Bacchetta del re (Asphodeline lutea (L.) Rchb.), cresce soltanto al disopra dei 700 metri.

Nel territorio etneo sono presenti circa 50 specie di verdure mangerecce che i raccoglitori conoscono più per tradizione orale che per tramite di manuali floristici

Le parti commestibili di una pianta sono diverse in rapporto alla specie: foglie, fusto, germogli, fiori, radici, tuberi e bulbi. Si utilizzano le parti aeree di piante giovani appena germogliate oppure di quelle adulte che hanno emesso i nuovi germogli laterali e comunque prima della fioritura. Con l’avanzare della maturità, infatti, la verdura diventa più fibrosa, perde l’originario sapore gustoso e diviene poco gradevole; in altri termini, essa non è più buona da mangiare e in dialetto, allora, si dice che è spicata.

In questa occasione ci occupiamo di una particolare pianta, l’Asparago bianco (Asparagus albus L., famiglia Asparagaceae), facendo riferimento al lavoro Arcidiacono S, Pavone P: Erbe spontanee commestibili del territorio etneo. Boll Acc Gioenia Sci Nat (Catania) 1994, 27:461-588.

Il binomio latino deriva dal greco ἀσπάραγος aspáragos (asparago), pianta citata da Teofrasto con il significato di rigonfia, turgida, con riferimento ai giovani turioni (da σπαργάω spargáo). La denominazione specifica deriva dal lat. albus, bianco, per il colore del fusto e dei rami.

L’Asparago bianco è una pianta a fusto cilindrico, flessuoso, biancastro con rami principali patenti, anch’essi di colore bianco. Le foglie sono trasformate in spine dure e pungenti mentre si hanno sottili rami appiattiti detti cladodi, di norma molli disposti in fascetti di 6-12 e caduchi. I fiori sono ermafroditi e raggruppati in Infiorescenze (ombrelle) dense.

Questa specie sull`Etna ha una diffusione localizzata nel settore sud-orientale e in particolare è abbondante sui terreni lavici di Ragalna, Biancavilla ed anche fra le sciare incolte.

La popolazione locale consuma i giovani germogli carnosi che emergono dal terreno, detti turioni, in dialetto (micci). Si riscontrano nel sottobosco a fine inverno e in primavera. Al palato rivelano un sapore amaro che, tuttavia, è considerato un pregio. I turioni si preparano in vari modi: stufati (affogati), cioè cotti in padella con poca acqua; lessati e poi conditi con olio e limone. Sono pure buoni come condimento per la pasta o per i risotti o come ingredienti delle frittate.

Questa specie è anche conosciuta nella medicina popolare per le sue proprietà depurative e diuretiche, riduce il ristagno dei liquidi in eccesso nei tessuti e contrasta la cellulite.

Recentemente nella pubblicazione The phytochemical and bioactivity profiles of wild Asparagus albus L. plant (Food Research International, Vol. 99, 2017, 720-729), si è dimostrato che gli estratti etanolici di cladodi, di frutti (bacche sferiche) e di rizomi, nella loro composizione fitochimica, mostrano in vitro attività antiossidante tramite saggi DPPH (1,1-difenil-2-picrilidrazile) e FRAP (Ferric Reducing Ability of Plasma).

Gli estratti dell’Asparago bianco hanno anche attività antimicrobica per la maggior parte dei patogeni umani e attività citotossica sulle cellule HCT-116 (adoperate per lo studio del carcinoma del colon umano). Questi risultati rivelano i pregi di Asparagus albus che, oltre ad essere una pianta alimentare gustosa, si presta a essere di grande interesse farmaceutico, poiché per la sua ricchezza di composti bioattivi, offre significativi benefici per la salute umana.

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