Nel sistema sanitario italiano, il rapporto tra medici di medicina generale e medici del pronto soccorso è spesso caratterizzato da una tensione latente. Al centro del dibattito i presunti eccessi di invio dei pazienti in PS da parte dei medici di famiglia, considerati da alcuni professionisti ospedalieri come inappropriati o evitabili. L’accusa è una scarsa azione di filtro della medicina territoriale.
Va rilevato che medici di famiglia operano in un contesto ambulatoriale a bassa intensità, con risorse diagnostiche limitate e carico crescente di pazienti fragili, cronici e spesso non collaboranti. Di fronte a sintomi potenzialmente gravi, l’invio in PS rappresenta spesso non solo una scelta prudenziale, ma spesso un atto dovuto per motivi clinici, medico-legali e deontologici.
Dall’altra parte, i medici ospedalieri lamentano un sovraccarico di accessi, in parte derivanti da situazioni che – secondo loro – potrebbero essere gestite a livello territoriale. Questo genera un conflitto implicito, con accuse incrociate che rischiano di minare il rispetto reciproco.
Un medico di famiglia che, pur in presenza di segnali d’allarme, “non invia” il paziente in pronto soccorso, rischia responsabilità civili e penali in caso di peggioramento clinico. La prudenza diagnostica è giustificata non solo dalla tutela del paziente, ma anche dal principio deontologico di “non nuocere” e dal dovere di agire per tempo.
Di contro, i medici ospedalieri non dovrebbero giudicare l’appropriatezza di un invio ex post, sulla base dell’esito (magari benigno) del quadro clinico, ma considerare il contesto e le informazioni disponibili al momento della decisione territoriale.
Ma quali le soluzioni possibili?
– Comunicazione bidirezionale: creare canali .di comunicazione diretti tra MMG, servizio 118 e PS per confronti rapidi.
– Percorsi condivisi con elaborazione di linee guida locali per la gestione di sintomi comuni, integrando il parere di entrambi i fronti.
– Formazione congiunta: incontri periodici tra MMG e ospedalieri per rafforzare comprensione e collaborazione.
– Implementazione delle Case di Comunità: offrire un’alternativa intermedia tra ambulatorio e ospedale, riducendo gli accessi.
In conclusione non on è questo il momento di dividere le professioni, ma di costruire ponti di fiducia. In un sistema in crisi, MMG e medici del PS devono essere alleati e non contrapposti. Solo attraverso rispetto reciproco, strumenti adeguati e una visione integrata del paziente si potrà migliorare la gestione dell’urgenza e ridurre i conflitti, sempre nel primario interesse della persona assistita.



