Il PNRR sanitario promette una sanità più vicina ai cittadini. In Sicilia, però, il rischio è che resti l’ennesima occasione mancata. Le Case di Comunità si costruiscono, i progetti avanzano, ma mancano i medici. E senza medici, il PNRR non è riforma: è solo edilizia sanitaria.
La Sicilia è una cartina di tornasole della crisi nazionale: carenza cronica di personale, aree interne scoperte, fuga verso il privato e il Nord. Qui le contraddizioni del PNRR emergono prima e più forti.
Strutture senza professionisti: il corto circuito siciliano
Oltre 200 Case di Comunità previste nell’Isola. Ma:
• i medici di medicina generale sono sempre meno
• l’età media è elevata
• le zone disagiate restano scoperte
• gli specialisti territoriali non esistono come ruolo strutturato
Il risultato è un corto circuito: nuove funzioni su vecchie spalle.
La verità scomoda: senza riforme regionali il PNRR non regge
Il PNRR è nazionale, ma l’attuazione è regionale.
E in Sicilia servono scelte politiche autonome e coraggiose, non solo adempimenti formali.
Cinque proposte politiche e operative per la Sicilia
1. Piano straordinario regionale per i medici del territorio
Misura immediata:
• Incentivi economici regionali aggiuntivi per MMG e specialisti territoriali
• Indennità per aree interne e disagiate
• Contratti dedicati alle Case di Comunità
La Regione può farlo, se decide di investire risorse proprie, non solo fondi PNRR.
2. Utilizzare tutte le competenze già presenti nel sistema
Stop agli sprechi professionali
• Impiego strutturato dei MMG con titoli specialistici nelle Case di Comunità
• Attività specialistica territoriale retribuita per abbattere liste d’attesa
• Accordi regionali chiari e uniformi (non iniziative isolate delle ASP)
In Sicilia le competenze ci sono, ma restano inutilizzate per rigidità amministrative.
3. Specializzandi e giovani medici: da tappabuchi a risorsa. Scelta politica necessaria:
• Convenzioni regionali con Università siciliane
• Inserimento degli specializzandi degli ultimi anni nelle strutture territoriali
• Tutoraggio, orari certi, retribuzione adeguata
• Percorsi di stabilizzazione a fine formazione
Senza prospettive, i giovani se ne vanno. Con un progetto, restano.
4. Rivedere le incompatibilità pubblico–privato (a livello regionale)
Tema ideologico da superare
• Modelli di doppio canale regolato
• Attività libero-professionale esterna compatibile con il servizio pubblico
• Trasparenza, tracciabilità, tetti chiari
In Sicilia il divieto rigido non trattiene i medici nel pubblico: li perde.
5. Case di Comunità siciliane come veri hub professionali
Non solo ambulatori:
• Presenza programmata di MMG, specialisti, infermieri di comunità, farmacisti
• Spazi per attività specialistica territoriale
• Telemedicina con tempo medico riconosciuto
• Coordinamento clinico affidato a medici, non solo gestionale
Le Case di Comunità devono diventare luoghi attrattivi di lavoro, non obblighi aggiuntivi.
Serve una regia politica regionale.
Il rischio maggiore è l’approccio burocratico: rispettare le scadenze PNRR senza costruire un sistema sostenibile.
In Sicilia serve una cabina di regia politica sul personale sanitario, con:
• assessorato alla Salute
• università
• ordini professionali
• rappresentanze dei medici
Non per fare tavoli, ma per decidere.
Il tempo è adesso.
Il PNRR non può essere l’ennesima incompiuta siciliana.
Senza un investimento vero sul capitale umano:
• le strutture resteranno vuote
• le disuguaglianze aumenteranno
• i cittadini continueranno a rivolgersi al privato o a emigrare
La sanità siciliana non ha bisogno solo di fondi europei, ma di scelte politiche coraggiose.



