giovedì, Febbraio 12, 2026
Farmavalens Tusedan
HomeEvidenzaL'InterventoSe fossimo macchine

Se fossimo macchine

“Dottore, ho compiuto cinquant’anni; mi prescriva un check up”.
Quante volte ci siamo sentiti chiedere questo tipo di prestazione nel corso della nostra quotidianità professionale?
Mi chiedo da dove abbia origine e chi utilizzò per primo questo “anglicismo” per attribuire al corpo umano caratteristiche più idonee alla meccanica che nel frattempo è divenuta anche elettronica.
Magari, un tempo, quando le indagini cliniche erano ristrette a poche analisi e qualche semplice diagnostica strumentale, dire “check up” poteva riassumere alcuni controlli clinici poco impegnativi ma sufficienti a tranquillizzare o allertare un paziente.
Analogamente, oggi, ancora più in tempi di ipertecnologica, fare una verifica all’auto significa interrogare un software collegato a una centralina elettronica che ci conferma il regolare funzionamento di tutti i circuiti.
Magari l’essere umano potesse essere messo nella condizione di interrogare un software, collegato ai nostri circuiti biologici, per elaborare e individuare tutte le eventuali anomalie funzionali, specie quelle intellettivo-cognitive!
Allora sì che potremmo parlare di vero e proprio check up, cioè di verifica dello stato funzionale di ogni individuo; ma si dà il caso che, non essendo macchine, esistano miriadi di capacità individuali di adattamento organo-funzionale per ogni presunta anomalia che è esattamente ciò che ci differenzia dalla meccanica e dall’elettronica che, quando si guastano, o si riparano, o si sostituiscono, o si rottamano.
Fortunatamente, l’essere umano non si butta e più spesso si ripara da solo, ma il ruolo del medico resta fondamentale nel discernere quale prestazione sanitaria sia utile e giustificativa per risalire a una eventuale patologia e quindi al suo rimedio.
Il vero problema è divenuto quello di volere vivere da malati per cercare di morire sani e questo pone il quesito sul significato di stato di malattia, di salute e di benessere.
Infatti, se lo stato di salute è un dato clinico, quindi scientifico e quindi oggettivo, lo stato di benessere è una condizione soggettiva più collegata al percepito ed in particolare a un edonismo che non sempre è esattamente coincidente con la buona salute.
Purtroppo, oggi abbiamo a disposizione la “web information”, l’AI e soprattutto la condivisione social d’informazioni “popolari” piuttosto che “scientifiche”, per cui gli individui, possibili pazienti, credono e pretendono di sapere piuttosto che conoscere perché, si sa, “vox populi, vox dei” e quindi il medico va consultato come riscontro -salvo contraddirlo – rispetto all’indottrinamento informatico, ma meglio come mero trascrittore di inutili indagini “auto”-prescritte.
Mi chiedo quanto sia breve il passo verso l’autogestione sanitaria, avendo a disposizione l’intelligenza artificiale da interrogare e poco importa se le priorità cliniche siano altre; sarà solo la propria personale esigenza a prevaricare quella degli altri, giacché le apposite “app” non possiedono anche un eliminacode né una capacità di gestione del “triage”.
Pertanto, attendo i microchip intracranici per poter praticare periodici tagliandi a tutti i cervelli che rischiano di finire in rottamazione.
Allora sì che potremo parlare di “check up”!

RELATED ARTICLES

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

- Advertisment -Farmavalens Glutiox

I PIÙ LETTI