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Al San Marco il primo caso di trattamento mininvasivo di radioembolizzazione per i tumori del fegato

Nell’ospedale San Marco, è stato eseguito, con successo, il primo caso di radioembolizzazione, una delle più innovative procedure di terapia endovascolare oggi disponibile per il trattamento dei tumori epatici primari e secondari non operabili e, in alcuni casi, non responsivi alle altre terapie.
La radioembolizzazione è una procedura mininvasiva che consente di iniettare direttamente nei vasi sanguigni che alimentano la neoplasia, particelle contenenti materiale radioattivo. Le microsfere vengono rilasciate nell’arteria che irrora il tumore consentendo di concentrare l’azione radioterapica direttamente sulla lesione, con l’obiettivo di danneggiare e distruggere le cellule tumorali e di limitare, per quanto possibile, l’esposizione dei tessuti sani circostanti.
L’avvio di questa attività nell’Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico “G. Rodolico – San Marco” rappresenta un importante passo avanti per l’offerta sanitaria regionale. Attualmente la procedura è disponibile in pochi centri in Sicilia e la carenza di un’offerta capillare ha spesso costretto i pazienti ad affrontare i cosiddetti “viaggi della speranza”.
La prima paziente di 75 anni, ricoverata nella Chirurgia del San Marco diretta da Gianluca Di Mauro, è stata sottoposta alla procedura grazie al lavoro di un’équipe multidisciplinare che ha coinvolto diverse professionalità dell’Azienda.
In particolare, l’équipe era composta dai radiologi interventisti della Radiologia 1 del presidio “Rodolico”, Antonello Basile (direttore) e Francesco Vacirca, dalla responsabile della Medicina Nucleare del San Marco, Sara Baldari, e dai fisici Giovanni Mannino e Concetta Stacampiano, impegnati in particolare nella complessa attività di pianificazione e modulazione della dose di radiazione da somministrare.
La paziente è affetta da un cancro al colon con metastasi non responsive a chemioterapia, senza ulteriori possibilità chirurgiche né di termoablazione percutanea. In anestesia locale, attraverso un accesso femorale, è stato posizionato un micro catetere submillimetrico nell’arteria che irrorava la parte malata del fegato, quindi il medico nucleare, sotto stretto controllo dosimetrico, ha iniettato le particelle radioattive.
La procedura è durata circa un’ora e la paziente è stata dimessa dopo appena 24 ore. Il successivo follow up prevede una risonanza magnetica ad un mese dalla procedura, per eventuale prosecuzione delle terapie.
“L’avvio della radioembolizzazione è importante per l’Azienda – dichiara il direttore generale, Giorgio Giulio Santonocito –. Il nostro obiettivo è contribuire concretamente a ridurre i viaggi della speranza e costruire un’offerta oncologica basata su servizi qualificati e completi. La straordinaria procedura – prosegue Santonocito – è frutto della collaborazione tra professionisti con competenze altamente specialistiche e della capacità di mettere in rete strutture, tecnologie e conoscenze diverse. Stiamo investendo sulle professionalità e sul massimo utilizzo delle innovative apparecchiature di cui dispone la nostra Azienda perché crediamo che la qualità dell’assistenza passi innanzitutto dalla possibilità di offrire ai cittadini percorsi diagnostici e terapeutici avanzati vicino al luogo in cui vivono”.
La radioembolizzazione si inserisce in un progetto più ampio di potenziamento dell’area oncologica aziendale, insieme con l’apertura del reparto di degenza dell’Oncologia Medica, diretta da Hector Soto Parra, e la creazione del Polo oncologico epato-bilio-pancreatico, affidato al chirurgo Salvatore Gruttadauria, con il sostegno e la massima collaborazione dell’Università di Catania.

 

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