La nuova certificazione medica introdotta dall’INPS per l’avvio delle procedure di riconoscimento dell’invalidità civile non può essere considerata un semplice adempimento burocratico. Si tratta, al contrario, di un vero atto medico, con rilevanti implicazioni cliniche, amministrative e medico-legali.
Per questa ragione è fondamentale che tale documento non venga percepito, né tantomeno trattato, come un mero allegato alla domanda o come una formalità da compilare frettolosamente. La certificazione rappresenta infatti il primo passaggio del percorso di valutazione che porterà la commissione medico-legale a pronunciarsi sul riconoscimento di una condizione di invalidità, con conseguenze concrete sui diritti e sulle tutele spettanti al cittadino.
Redigere correttamente questa certificazione significa innanzitutto conoscere la normativa di riferimento, i criteri valutativi applicati dalle commissioni medico-legali e le modalità con cui la documentazione clinica viene esaminata nel corso del procedimento. Non basta riportare una diagnosi o trascrivere genericamente quanto emerge dai referti. Occorre invece saper leggere la storia clinica del paziente, sintetizzare in modo appropriato la documentazione disponibile e descrivere con chiarezza il quadro funzionale della persona.
In questo contesto il Codacons ritiene che la certificazione debba essere redatta da medici adeguatamente formati su queste procedure o comunque dotati di competenze specifiche anche in ambito medico-legale. Un certificato compilato in modo superficiale o incompleto può infatti compromettere l’intero percorso del paziente.
Non sono rari, infatti, i casi in cui cittadini segnalano difficoltà legate a certificazioni redatte in modo frettoloso o poco approfondito. In situazioni come queste il rischio è che la commissione medico-legale si trovi a valutare un quadro clinico non adeguatamente rappresentato, con possibili ripercussioni sul riconoscimento dei diritti della persona.
Informazioni mancanti, formulazioni imprecise o una descrizione insufficiente delle limitazioni funzionali possono determinare valutazioni non pienamente adeguate da parte delle commissioni, con il rischio concreto che il cittadino non ottenga il riconoscimento dei diritti che gli spettano o riceva una valutazione inferiore rispetto alla reale condizione clinica.
Accanto agli effetti sul paziente esiste poi un ulteriore aspetto, spesso sottovalutato, che riguarda la responsabilità professionale del medico. La certificazione per l’invalidità civile non è un atto neutro. È un documento ufficiale che entra a far parte di un procedimento amministrativo e medico-legale e che può essere oggetto di verifiche, contestazioni o richieste di chiarimento.
Per il medico che lo redige ciò comporta possibili implicazioni anche sul piano della responsabilità professionale. Proprio per questo la compilazione deve essere accurata, documentata e pienamente coerente con la reale situazione clinica del paziente.
Alla luce di queste considerazioni il Codacons ritiene opportuno richiamare anche il ruolo di garanzia e vigilanza che spetta agli Ordini dei Medici. La normativa consente infatti a qualunque medico abilitato di redigere questa certificazione, ma tale apertura non può tradursi in una banalizzazione dell’atto medico.
È quindi auspicabile un intervento chiaro da parte degli Ordini professionali affinché venga ribadito con forza che la certificazione per l’invalidità rappresenta un vero atto medico, con tutte le responsabilità cliniche e deontologiche che ne derivano.
Un richiamo istituzionale in questa direzione potrebbe contribuire a sensibilizzare i professionisti sull’importanza di una redazione accurata del certificato, evitando prassi superficiali o meramente formali che rischiano di danneggiare in primo luogo i cittadini. Allo stesso tempo, un’azione di indirizzo e vigilanza rappresenterebbe anche una tutela per la stessa professione medica, preservandone autorevolezza e credibilità in un ambito particolarmente delicato.
Un ulteriore elemento di discussione riguarda il fatto che questa certificazione sia a pagamento, circostanza che ha suscitato comprensibili perplessità tra i cittadini. Tuttavia è necessario considerare che la redazione del certificato richiede tempo, studio della documentazione clinica, analisi dei referti, valutazione della storia sanitaria del paziente e compilazione accurata della piattaforma telematica.
Si tratta dunque di un’attività professionale che può richiedere anche un impegno significativo. I costi previsti, pur potendo essere percepiti come un aggravio per l’utente, trovano una loro giustificazione proprio nella complessità dell’atto e nel tempo necessario per redigerlo in modo serio e responsabile.
Proprio per questo motivo è necessario tenere conto anche della condizione dei cittadini più fragili. Non tutti coloro che avviano una procedura per il riconoscimento dell’invalidità civile si trovano infatti nelle condizioni economiche di sostenere il costo della certificazione medica. Si tratta spesso di persone con patologie gravi, con capacità lavorative ridotte o assenti e con situazioni economiche già particolarmente difficili.
In questi casi appare necessario che le istituzioni individuino strumenti idonei a garantire l’accesso alla certificazione anche a chi non dispone delle risorse economiche necessarie. Una possibile soluzione potrebbe essere quella di prevedere forme di certificazione gratuite per i soggetti economicamente più vulnerabili, con il costo della prestazione comunque riconosciuto al medico attraverso specifici meccanismi di rimborso da parte delle istituzioni competenti.
Ridurre questo momento a una compilazione frettolosa o standardizzata non sarebbe nell’interesse di nessuno: né del paziente, che rischierebbe di vedere compromesso il proprio percorso di riconoscimento dei diritti, né del medico, che si esporrebbe a possibili criticità professionali.
La nuova certificazione INPS deve quindi essere considerata per ciò che realmente è: un passaggio clinico e medico-legale di grande rilevanza. Solo attraverso certificazioni redatte con rigore, competenza e responsabilità sarà possibile garantire un sistema realmente equo e capace di tutelare pienamente i diritti delle persone con disabilità o affette da patologie invalidanti.
Francesco Tanasi
Segretario Nazionale Codacons



