l glaucoma è una neuropatia ottica cronica e progressiva caratterizzata da alterazioni tipiche della testa del nervo ottico, in particolare dall’aumento dell’escavazione papillare, associate a un progressivo deterioramento del campo visivo. Nella maggior parte dei casi la malattia è correlata a un incremento della pressione intraoculare. Poiché il danno alle fibre nervose retiniche è irreversibile, la diagnosi precoce e il monitoraggio regolare rappresentano elementi fondamentali per prevenire la disabilità visiva.
L’impatto epidemiologico del glaucoma è enorme. A livello mondiale rappresenta una delle principali cause di cecità irreversibile e il suo peso è destinato ad aumentare con l’invecchiamento della popolazione. In Italia circa un milione di persone è affetto da glaucoma e oltre il 50% non sa di esserlo, con importanti conseguenze cliniche, sociali ed economiche. La perdita visiva avanzata riduce l’autonomia del paziente, aumenta il rischio di cadute, limita la guida, peggiora la qualità di vita e comporta un carico assistenziale crescente per famiglie e sistemi sanitari.
Una delle caratteristiche più insidiose del glaucoma è la sua natura a lungo asintomatica. Nelle fasi iniziali e intermedie di malattia, il paziente spesso non percepisce alcun disturbo, perché la compromissione del campo visivo colpisce inizialmente la parte periferica. La visione centrale, utile per leggere, riconoscere i volti e svolgere molte attività quotidiane, tende a conservarsi fino agli stadi più avanzati. Quando il paziente riferisce una riduzione soggettiva della vista, il danno al nervo ottico è spesso già significativo e non più recuperabile. Proprio per questa evoluzione silenziosa, il glaucoma viene comunemente definito “il ladro silenzioso della vista”.
Negli ultimi anni sono stati compiuti grandi progressi nel campo dei trattamenti parachirurgici, come il laser, e delle procedure chirurgiche mininvasive per il glaucoma, con interventi che limitano i fastidi e l’impegno nei controlli post-operatori. Tuttavia, risultati meno brillanti sono stati ottenuti nell’incrementare la quota di pazienti glaucomatosi intercettati, lasciando a livello globale un’ampissima quota di pazienti inconsapevoli di essere affetti dalla malattia. Date le caratteristiche di insorgenza insidiosa del glaucoma, è evidente come la sola comparsa dei sintomi non possa essere considerata un criterio affidabile per intercettarlo. Per evitare diagnosi tardive, associate a un elevato rischio di cecità negli anni successivi nonostante trattamenti appropriati, diventa estremamente importante identificare i soggetti a rischio e inviarli alla valutazione oculistica.
Data la grande importanza della componente genetica associata al glaucoma, i parenti di pazienti affetti presentano un rischio aumentato di sviluppare la malattia rispetto alla popolazione generale. In questo scenario, il medico di medicina generale occupa una posizione strategica. Conoscendo la storia clinica personale e familiare dei propri assistiti, può individuare i soggetti con familiarità per glaucoma e sollecitarli a sottoporsi a visita oculistica periodica. La valutazione specialistica deve includere almeno la misurazione della pressione intraoculare e l’esame del fundus oculi con attenta valutazione della testa del nervo ottico; quando indicato, potranno essere associati esami strumentali quali campo visivo, OCT delle fibre nervose retiniche e pachimetria corneale.
Un ulteriore aspetto da sottolineare è che il rischio di sviluppare glaucoma aumenta con l’età. Una visita oculistica eseguita, ad esempio, a 40 anni con esito negativo non esclude in alcun modo che lo stesso paziente possa sviluppare la malattia 10, 20 o 30 anni dopo. Il glaucoma non deve quindi essere affrontato con una logica di controllo “una tantum”, ma con una sorveglianza periodica nel tempo, modulata in base all’età, alla pressione intraoculare, all’aspetto della papilla ottica, alla presenza di familiarità e agli altri fattori di rischio individuali, come la miopia.
Il medico di medicina generale ha dunque un ruolo fondamentale sia nel migliorare l’assiduità dei controlli nei pazienti già noti per glaucoma, sia nel ridurre il numero di casi non diagnosticati. Ogni paziente glaucomatoso dovrebbe essere incoraggiato a informare i propri familiari, soprattutto i parenti di primo grado, della necessità di una visita oculistica anche in assenza di sintomi e anche qualora un precedente controllo fosse risultato nella norma. In questo modo, il medico di medicina generale può contribuire in maniera concreta a intercettare pazienti ancora asintomatici, favorire diagnosi più precoci e ridurre il peso della cecità evitabile legata a questa malattia.
Dottor Niccolò Castellino
Ricercatore Università di Catania
Responsabile Centro Glaucoma Policlinico G. Rodolico Catania



