Si è tenuto nella Sala dell’Associazione Vola Digitando, presso l’Istituto “Leonardo da Vinci” di Catania, il convegno formativo “Logopedia 4.0: l’Intelligenza Artificiale nella pratica clinica. La tecnologia al servizio del logopedista, il paziente al centro”. L’iniziativa ha rappresentato un’occasione di approfondimento sul ruolo dell’intelligenza artificiale nel settore sanitario e sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie a supporto dell’attività professionale del logopedista, mantenendo il paziente al centro del percorso clinico.
All’evento hanno preso parte il presidente dell’Ordine TSRM e PSTRP di Catania, Innocenzo Secolo, la presidente della Commissione dell’Albo dei Logopedisti dello stesso Ordine, Iole Messineo, il consigliere Andrea Pappalardo e il docente universitario Andrea Carobene.
Nel corso dell’incontro sono state affrontate le diverse definizioni di intelligenza artificiale, mettendo in evidenza la difficoltà di individuare una descrizione univoca di una tecnologia in continua evoluzione. L’IA è stata analizzata non soltanto come insieme di sistemi capaci di elaborare dati e produrre risultati, ma anche come strumento di supporto e facilitatore dell’accesso alle informazioni, con possibili applicazioni nei contesti professionali e clinici.
Un approfondimento è stato dedicato alle origini del termine «intelligenza artificiale», proposto nel 1956 negli Stati Uniti da John McCarthy in occasione dell’organizzazione di un convegno dedicato alle macchine, agli automi, ai calcolatori e alla robotica. La scelta della denominazione suscitò fin da subito alcune perplessità, legate alla possibilità di accostare il concetto di intelligenza a quello di artificialità.
Tra le prospettive illustrate, quella riconducibile al pensiero di Alan Turing considera intelligente una macchina capace di manifestare comportamenti che, se adottati da una persona, sarebbero giudicati tali. In questa visione, l’intelligenza artificiale viene quindi valutata soprattutto attraverso le sue prestazioni e la capacità di imitare comportamenti umani.
Una diversa interpretazione è stata ricondotta al filosofo Luciano Floridi, che distingue la capacità di eseguire un compito dalla necessità di comprenderne il significato. Una macchina, per esempio, può vincere una partita a scacchi senza possedere una comprensione umana del gioco, operando attraverso dati, calcoli e procedure. Floridi descrive questa capacità di agire e produrre risultati concreti con il concetto di «agency».
È stata inoltre richiamata la definizione proposta da Stuart Russell e Peter Norvig, secondo cui l’intelligenza artificiale può essere descritta attraverso agenti computazionali in grado di percepire l’ambiente e intraprendere azioni finalizzate al raggiungimento di determinati obiettivi. Nel corso della lezione si è discusso anche dell’utilizzo politico dell’espressione «superintelligenza», nel quadro della competizione tecnologica internazionale e del confronto tra Stati Uniti e Cina.
Un passaggio centrale dell’incontro ha riguardato la definizione normativa contenuta nell’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale, introdotto con un’applicazione progressiva e vincolante per gli Stati membri. La normativa identifica i sistemi di IA come sistemi automatizzati che, con diversi livelli di autonomia e con una possibile capacità di adattamento successiva alla diffusione, elaborano gli input per generare output quali previsioni, contenuti, raccomandazioni o decisioni, in grado di influenzare ambienti fisici o virtuali.
Si tratta di una definizione di carattere funzionale, che pone l’attenzione sulle attività svolte dai sistemi e sui risultati prodotti, senza attribuire loro necessariamente una comprensione assimilabile a quella umana. È stata evidenziata, tuttavia, la complessità di applicare concretamente questa definizione a tutte le tecnologie esistenti. La stessa Commissione europea riconosce che non è sempre possibile stabilire in modo automatico se un sistema rientri nella categoria dell’intelligenza artificiale.
La questione assume particolare rilevanza anche sul piano giuridico, considerando il regime sanzionatorio previsto dal regolamento europeo, che per alcune violazioni può arrivare fino a 35 milioni di euro, secondo quanto illustrato durante la relazione.
Il convegno ha messo in luce come, nonostante le diverse interpretazioni teoriche e normative, permangano interrogativi sulla natura dell’intelligenza artificiale e sulle sue possibili ricadute nella vita quotidiana e nelle professioni. Da qui l’importanza di affrontare l’innovazione con un approccio consapevole e pragmatico, riconoscendo nell’IA uno strumento di supporto e un’opportunità per facilitare il lavoro, senza perdere di vista il ruolo centrale del professionista e la qualità dell’assistenza offerta al paziente.



