In sanità, il silenzio davanti a un possibile illecito può avere conseguenze che vanno ben oltre il luogo di lavoro. Può compromettere la corretta gestione delle risorse, indebolire la fiducia nelle istituzioni e, in determinate circostanze, incidere sulla qualità dell’assistenza. Per questo, dalle aziende sanitarie agli ospedali, dai poliambulatori agli uffici amministrativi, il whistleblowing rappresenta uno strumento importante per far emergere le irregolarità e tutelare l’interesse pubblico.
Non riguarda soltanto medici e infermieri, ma anche dirigenti, dipendenti amministrativi, tecnici, operatori sociosanitari e altri soggetti che, nello svolgimento della propria attività lavorativa, possono venire a conoscenza di violazioni. La disciplina trova applicazione nella sanità pubblica e, alle condizioni previste dalla legge, anche nelle strutture private.
Il decreto legislativo 24 del 2023 disciplina la protezione di chi segnala determinate violazioni, prevedendo garanzie di riservatezza e il divieto di ritorsioni. Una tutela particolarmente significativa in ambienti professionali nei quali il timore di conseguenze sulla carriera, trasferimenti o isolamento può scoraggiare chi intende portare alla luce comportamenti illeciti.
Le segnalazioni possono riguardare, quando ricorrono i presupposti normativi, possibili episodi di corruzione, irregolarità negli appalti, utilizzi illeciti delle risorse pubbliche o alterazioni illegittime delle procedure amministrative. Occorre però distinguere queste situazioni dai semplici disservizi e dalle controversie di carattere esclusivamente personale, che non rientrano necessariamente nella disciplina del whistleblowing. Allo stesso modo, segnalare un presunto illecito non significa dimostrarne l’esistenza: ogni circostanza deve essere verificata nel rispetto delle garanzie previste per tutte le persone coinvolte.
Il valore di questo istituto non si esaurisce nella protezione del singolo. Favorire l’emersione delle violazioni significa contribuire a rafforzare i principi di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione, sanciti dall’articolo 97 della Costituzione. Nella sanità pubblica, tali principi assumono un rilievo particolare, perché la corretta amministrazione delle risorse concorre a rendere effettivo il diritto alla salute riconosciuto dall’articolo 32 della Carta costituzionale.
La normativa prevede appositi canali interni per la presentazione delle segnalazioni e, in presenza di specifiche condizioni, la possibilità di rivolgersi all’Autorità Nazionale Anticorruzione. Le indicazioni dell’ANAC, aggiornate nel 2025, hanno ulteriormente precisato le modalità di gestione di questi strumenti, richiamando l’attenzione delle organizzazioni sulla necessità di garantire procedure adeguate e riservatezza.
Ma la vera sfida non è soltanto normativa. È culturale. Una legge può vietare le ritorsioni, ma non può, da sola, cancellare la paura di chi teme di compromettere il proprio futuro professionale. Servono amministrazioni capaci di ascoltare, verificare con imparzialità e tutelare i diritti di tutti, senza esporre chi segnala a conseguenze ingiustificate né attribuire responsabilità prima degli accertamenti.
La qualità della sanità non dipende esclusivamente dalle prestazioni erogate. Si misura anche nella trasparenza delle decisioni, nella correttezza delle procedure e nella capacità delle istituzioni di riconoscere e affrontare le proprie criticità.
La legalità, del resto, non riguarda soltanto ciò che accade nelle corsie degli ospedali. Riguarda anche gli uffici dove si decidono gli acquisti, si amministrano i finanziamenti, si organizzano i servizi e si assumono decisioni che incidono sulla vita delle persone.
Difendere chi segnala responsabilmente un illecito significa proteggere non soltanto un lavoratore, ma l’interesse dell’intera collettività. Perché il diritto alla salute si tutela anche attraverso la legalità delle decisioni che rendono possibile l’assistenza.
Immagine generata con IA.



