Intervista al Dr. Orazio M. Bennici, Direttore del Master UniCamillus “Gnatologia: dall’Essenziale all’Eccellenza” insieme al Prof. Piero Cascone
La gestione del paziente con disordini temporo-mandibolari, dolore orofacciale e alterazioni funzionali richiede competenze che superano i confini della singola disciplina odontoiatrica. Da questa consapevolezza e dalla visione scientifica maturata nel corso degli anni dal Prof. Piero Cascone nasce il Master Universitario di II livello in “Gnatologia: dall’Essenziale all’Eccellenza” di UniCamillus.
Il progetto, diretto dal Prof. Cascone insieme al Dr. Orazio M. Bennici, propone un percorso universitario annuale da 60 CFU, nel quale metodo diagnostico, multidisciplinarità ed esperienze cliniche concrete concorrono alla formazione di professionisti capaci di affrontare consapevolmente la complessità del paziente gnatologico.
Ne parliamo con il Dr. Bennici, odontoiatra siciliano, specialista in Ortognatodonzia e clinico impegnato da anni nello studio e nel trattamento delle disfunzioni temporo-mandibolari.
—
Dottor Bennici, come nasce il progetto di questo Master?
Il progetto nasce dalla visione del Prof. Piero Cascone, che da anni aveva in mente la realizzazione di un percorso universitario capace di affrontare la gnatologia in maniera completa, rigorosa e realmente multidisciplinare.
La sua straordinaria esperienza clinica, chirurgica e accademica gli ha permesso di riconoscere con largo anticipo la necessità di una formazione che non si limitasse alla trasmissione di singole tecniche, ma insegnasse a comprendere il paziente nella sua globalità.
Il Master rappresenta quindi la concretizzazione di un progetto che il Professore ha maturato nel tempo. A un certo punto del percorso ha deciso di coinvolgermi e di chiedermi di affiancarlo nell’organizzazione. Le ragioni di questa scelta, con quella generosità che ancora oggi mi sorprende, dovrebbe probabilmente raccontarle lui. Posso dire, però, di aver accolto la sua fiducia con grande gratitudine e con un altrettanto grande senso di responsabilità.
Qual è stato il suo ruolo nella costruzione del percorso?
Il Prof. Cascone mi ha affidato il compito di affiancarlo nella traduzione della sua visione in un’organizzazione didattica concreta: individuare gli argomenti, costruire una progressione coerente, coinvolgere i docenti e dare ampio spazio alle attività cliniche e pratiche.
Il mio contributo è nato soprattutto dall’esperienza quotidiana con i pazienti e dal confronto continuo con i colleghi. Ho cercato di portare all’interno del Master le domande che emergono realmente nella pratica: come formulare una diagnosi affidabile, come distinguere le diverse componenti del disturbo, quale dispositivo scegliere, come progettarlo e come valutarne gli effetti nel tempo.
Il nostro obiettivo non era semplicemente riempire un calendario di lezioni prestigiose, ma costruire un percorso nel quale ogni incontro fosse collegato al successivo e contribuisse allo sviluppo di un metodo clinico.
Che valore ha per lei essere stato scelto dal Prof. Cascone per affiancarlo?
È un riconoscimento che vivo con orgoglio, ma soprattutto con rispetto. Il Prof. Cascone rappresenta un riferimento nazionale e internazionale nella chirurgia maxillo-facciale e nello studio dell’articolazione temporo-mandibolare. Essere chiamato ad affiancarlo in un progetto che aveva immaginato e coltivato da anni significa ricevere una responsabilità importante.
Non interpreto questa scelta come un punto di arrivo. Al contrario, la considero un impegno a mantenere il livello scientifico, clinico e organizzativo che un progetto universitario di questa portata richiede.
La forza della collaborazione risiede anche nella complementarità: la sua esperienza chirurgica e accademica si integra con la mia attività odontoiatrica, ortodontica e gnatologica. Questa relazione riflette il principio centrale del Master: nessuna disciplina, da sola, può spiegare o gestire tutta la complessità del sistema cranio-cervico-mandibolare.
Lei è un professionista siciliano coinvolto in prima linea in un progetto universitario nazionale. Che significato ha?
Ha un significato profondo. Sono cresciuto professionalmente in Sicilia e continuo a svolgere qui gran parte della mia attività clinica. La nostra regione possiede professionisti, competenze e capacità progettuali di livello elevatissimo, che non devono essere considerate periferiche rispetto ai principali centri accademici nazionali.
Essere stato chiamato ad affiancare il Prof. Cascone nella direzione e nell’organizzazione del Master dimostra che dalla Sicilia si può contribuire attivamente alla costruzione di una formazione universitaria d’eccellenza.
Non vivo questa esperienza come una rivendicazione territoriale, ma come un ponte. Significa portare esperienze cliniche maturate in Sicilia all’interno di un progetto nazionale e, allo stesso tempo, creare nuove occasioni di crescita e confronto anche per i colleghi del Sud. La presenza di Catania tra le sedi delle attività pratiche nasce anche da questa visione.
Perché oggi è necessario un Master specificamente dedicato alla Gnatologia?
Il paziente gnatologico è frequentemente un paziente complesso. Può presentare dolore orofacciale, cefalea, rumori articolari, limitazioni funzionali, alterazioni occlusali, parafunzioni e sintomi che cambiano nel tempo.
In questi casi non è sufficiente osservare i denti o prescrivere un dispositivo intraorale. È necessario interpretare correttamente i segni clinici, riconoscere le diverse componenti del disturbo e costruire un percorso diagnostico e terapeutico individualizzato.
Molti colleghi conoscono singole tecniche o diversi tipi di bite, ma avvertono la necessità di un metodo che permetta loro di collegare anamnesi, esame clinico, imaging, diagnosi e scelta terapeutica. Il Master nasce per rispondere precisamente a questa esigenza.
Qual è, secondo lei, il limite principale della formazione tradizionale in questo ambito?
Talvolta la formazione si concentra molto sulle teorie e meno sui processi decisionali. Un collega può terminare un corso conoscendo numerose classificazioni o diversi tipi di dispositivi, ma continuare a chiedersi quale soluzione scegliere per uno specifico paziente, perché utilizzarla e come verificarne l’efficacia.
In gnatologia non basta sapere che una tecnica esiste. Occorre comprendere quando sia indicata, quando non lo sia e quali fattori possano determinarne il successo o il fallimento.
Per questo nel Master il bite non viene presentato come una risposta universale. Prima viene la diagnosi. Il dispositivo, quando indicato, deve essere la conseguenza del ragionamento clinico e non il suo sostituto.
Quali saranno i principali contenuti del Master?
Il programma partirà dall’anatomia, dalla fisiologia e dalla crescita dell’articolazione temporo-mandibolare, per affrontare successivamente la fisiopatologia, le classificazioni dei disordini temporo-mandibolari, la semeiotica clinica e i moderni modelli diagnostici.
Saranno approfonditi i principali quadri articolari e muscolari, il dolore orofacciale, l’imaging e i rapporti tra occlusione, funzione, ortodonzia, protesi e riabilitazione. Verranno inoltre esaminate le possibilità terapeutiche conservative, riabilitative e chirurgiche.
Una parte rilevante sarà dedicata alla progettazione, alla costruzione e alla gestione dei dispositivi intraorali. Il partecipante dovrà comprendere non soltanto come si realizza uno splint, ma soprattutto perché scegliere una determinata soluzione e come controllarne gli effetti nel tempo.
In che modo questo percorso si distingue da un normale corso di aggiornamento?
Per continuità, profondità e componente pratica. Il Master dura 12 mesi, attribuisce 60 CFU e utilizza una formula blended, integrando lezioni frontali, didattica online interattiva, discussione di casi clinici e attività operative.
Tra le esperienze più qualificanti vi saranno i laboratori hands-on sugli splint, nei quali i partecipanti seguiranno le diverse fasi: acquisizione dei dati, scelta del dispositivo, progettazione, realizzazione, posizionamento e gestione clinica.
È previsto inoltre il tirocinio su pazienti nelle sedi di Roma, Trieste, Milano e Catania, perché la competenza non si costruisce soltanto attraverso la teoria, ma anche osservando casi reali, partecipando alle attività cliniche e confrontandosi direttamente sulle decisioni diagnostiche e terapeutiche.
Un ulteriore elemento distintivo sarà il Cadaver Lab dedicato all’articolazione temporo-mandibolare, che consentirà di osservare direttamente le strutture anatomiche e comprendere meglio le relazioni tra anatomia, imaging, patologia e trattamento.
Perché avete scelto un’impostazione multidisciplinare?
Perché il paziente non arriva diviso per specialità. Può presentare contemporaneamente dolore, limitazione funzionale, alterazioni articolari, problemi occlusali, cefalea, parafunzioni o componenti comportamentali.
Ridurre tutta questa complessità a una sola interpretazione significa rischiare una diagnosi incompleta e, di conseguenza, una terapia inadeguata.
Nel Master convergeranno competenze provenienti dall’odontoiatria, dalla chirurgia maxillo-facciale, dalla radiologia, dalla fisioterapia, dalla neurologia e dalle altre discipline coinvolte nella gestione delle disfunzioni cranio-mandibolari.
La multidisciplinarità, però, non deve diventare frammentazione. Il nostro compito sarà fornire ai partecipanti una regia clinica: comprendere quali aspetti possano essere gestiti direttamente e quando sia necessario coinvolgere un altro specialista.
Quanto spazio sarà dedicato ai casi clinici?
Molto. I casi clinici rappresentano il momento nel quale le conoscenze smettono di essere astratte e diventano decisioni.
Non presenteremo soltanto casi conclusi con risultati ideali. Analizzeremo anche i passaggi più complessi: la diagnosi differenziale, la scelta degli esami, le indicazioni e le controindicazioni, gli errori, i cambiamenti terapeutici e la gestione del follow-up.
Vorremmo che ogni partecipante sviluppasse una domanda costante: “Quali elementi mi portano a scegliere questa terapia per questo paziente?”. La capacità di motivare le proprie decisioni distingue l’applicazione meccanica di una tecnica dalla vera competenza clinica.
A chi si rivolge il Master?
Si rivolge agli odontoiatri e agli specialisti che desiderano acquisire maggiore sicurezza nella valutazione e nella gestione dei pazienti con disordini temporo-mandibolari, dolore orofacciale e problematiche funzionali.
È adatto sia al collega che vuole costruire fondamenta strutturate, sia a chi possiede già esperienza e desidera integrare conoscenze frammentate all’interno di un metodo clinico più coerente.
Non è necessario arrivare come gnatologi esperti. Sono invece indispensabili curiosità, disponibilità al confronto e volontà di partecipare attivamente alle attività cliniche e pratiche.
Come sarà organizzato il percorso?
Il Master inizierà il 22 e 23 gennaio 2027 e si svilupperà nell’arco di 12 mesi. La formula blended permetterà di alternare incontri in presenza, lezioni sincrone da remoto, studio individuale, discussione di casi e attività pratiche.
Questa organizzazione è stata pensata per rendere il percorso compatibile con l’attività professionale, senza rinunciare alla continuità didattica e al rapporto diretto con i docenti.
Per i soci ANDI e SICMF è prevista una quota Early Bird di 4.500 euro per le iscrizioni effettuate entro il 15 ottobre. Dopo tale data sarà applicata la quota agevolata di 4.700 euro, mentre la quota ordinaria è di 5.200 euro. Il termine ultimo per le iscrizioni è fissato all’8 dicembre.
Quale risultato vorrebbe vedere nei partecipanti alla fine del Master?
Vorrei che, davanti a un paziente complesso, non cercassero immediatamente una soluzione, ma sapessero prima formulare le domande corrette.
Il risultato più importante sarà la capacità di raccogliere e interpretare i dati clinici, distinguere le diverse componenti del disturbo, riconoscere i limiti del proprio intervento e costruire una strategia terapeutica motivata.
Se, al termine del percorso, ogni partecipante sarà più consapevole nelle proprie decisioni, più preciso nella progettazione dei dispositivi e più capace di dialogare con gli altri specialisti, il Master avrà raggiunto il proprio obiettivo.
Che cosa direbbe a un collega interessato, ma ancora indeciso?
Gli direi di non valutare il Master soltanto in base al numero delle lezioni o all’elenco dei docenti. La domanda più utile è un’altra: quanto potrebbe cambiare la mia capacità di gestire i pazienti che oggi considero difficili?
Questo percorso richiede impegno, tempo e partecipazione. Proprio per questo può produrre una crescita reale. Non promettiamo scorciatoie né protocolli validi per ogni paziente. Offriamo metodo, confronto, attività pratica e la possibilità di imparare a prendere decisioni cliniche più consapevoli.
La gnatologia non ha bisogno di nuove formule assolute. Ha bisogno di professionisti capaci di leggere la complessità senza perdere il rigore. È questa la finalità più autentica del progetto immaginato dal Prof. Cascone e oggi diventato realtà attraverso il Master UniCamillus.




