Intervista di approfondimento al Dr. Orazio Maximilian Bennici. Specialista in Ortodonzia, Gnatologia e Gestione del Dolore Orofacciale
Dottore Bennici, partiamo dalle basi. Che cos’è la gnatologia e perché oggi se ne parla sempre di più in relazione al dolore?
La gnatologia è la disciplina che studia il funzionamento del sistema masticatorio nel suo insieme: denti, articolazioni temporo-mandibolari (ATM), muscoli, sistema nervoso e le loro interazioni. Negli ultimi anni se ne parla sempre di più perché abbiamo compreso che molte forme di dolore orofacciale non sono “solo dentali”, ma derivano da un’alterazione funzionale di questo sistema complesso. Il dolore, soprattutto quando diventa cronico, non nasce quasi mai da una sola causa. È il risultato di un equilibrio che si rompe.
Quando parliamo di dolore orofacciale, a cosa ci riferiamo esattamente?
Parliamo di un dolore localizzato al volto, alla mandibola, alle tempie, alle orecchie, al collo, spesso accompagnato da rigidità muscolare, difficoltà di apertura della bocca, rumori articolari, cefalea o sensazione di tensione costante. Il punto cruciale è che questo dolore può estendersi oltre la bocca: coinvolgere la testa, la postura, il sonno, l’umore. È qui che il paziente inizia a sentirsi disorientato, spesso non compreso.
Perché alcune persone convivono con questi disturbi per anni?
Perché il dolore orofacciale cronico non è solo un segnale periferico. Quando persiste nel tempo, il sistema nervoso centrale si adatta al dolore, lo “impara”. Parliamo di sensibilizzazione centrale: il cervello abbassa la soglia del dolore e amplifica gli stimoli. In questa fase, anche piccoli movimenti, lo stress o semplicemente il risveglio mattutino possono riattivare il sintomo. Il dolore diventa parte della quotidianità del paziente.
Quanto contano lo stress e le emozioni?
Contano moltissimo. Il sistema masticatorio è uno dei più sensibili allo stress emotivo. Ansia, frustrazione, paura e tensione cronica attivano i circuiti limbici del cervello, aumentando il tono muscolare e favorendo comportamenti come serramento e bruxismo. Non è “tutto nella testa”, come spesso viene detto in modo superficiale. È una risposta neurobiologica reale, che coinvolge muscoli, articolazioni, neurotrasmettitori e ormoni dello stress.
Cosa succede quando il dolore non viene riconosciuto o trattato correttamente?
Succede qualcosa di molto profondo. Il dolore inizia a modificare la qualità della vita: il sonno si frammenta, la concentrazione cala, l’umore peggiora. Il paziente evita di mangiare certi cibi, di parlare a lungo, di socializzare. In alcuni casi si sviluppa una vera e propria identità di dolore: la persona non dice più “ho dolore”, ma “sono il mio dolore”. Questo è uno degli aspetti più delicati e più umani della nostra professione.
Qual è oggi l’approccio corretto al dolore orofacciale?
L’approccio moderno è multidimensionale e multispecialistico. Non ci si limita ai denti o all’articolazione, ma si valuta la persona nella sua globalità: funzione articolare e muscolare, occlusione e postura mandibolare, qualità del sonno, stress, ansia e carico emotivo, adattamenti del sistema nervoso. Strumenti come dispositivi occlusali, terapie fisiche, educazione del paziente, fotobiomodulazione e, quando necessario, un supporto psicologico integrato, permettono di interrompere il circolo vizioso del dolore.
Dottor Bennici c’è un messaggio che vorrebbe lasciare ai pazienti?
Sì. Ed è un messaggio di speranza, ma anche di consapevolezza. Il dolore orofacciale non è una condanna e non va banalizzato. È un messaggio del corpo che chiede ascolto, tempo e un approccio corretto. Quando il paziente viene finalmente compreso, quando smette di sentirsi “strano” o “non creduto”, spesso il percorso di guarigione è già iniziato. E a volte, come dico spesso ai miei pazienti, tutto comincia da un respiro.



