Nel suo ultimo film, Checco Zalone mette in evidenza un problema che molti uomini tendono a sottovalutare e persino a nascondere: i disturbi legati alla prostata. L’attore pugliese lo fa in un contesto quasi comico ma il suo invito è importante poiché si tratta di una delle patologie più fastidiose oltre ad essere molto pericolosa se trascurata, sottovalutata, senza mettere ina atto alcuna misura di prevenzione. Ne abbiamo parlato con il dottore Francesco Marchese, specialista di Urologia, dirigente medico presso la Clinica Urologica del Policlinico di Catania. Socio della Società Italiana di Urologia e della Società Europea di Urologia. Coautore del testo: “La Brachiterapia nel trattamento del cancro della Prostata” Ed. Pacini 2001. Autore di numerosi lavori scientifici pubblicati su riviste nazionali ed internazionali. Si occupa, in particolare, del trattamento mininvasivo della calcolosi urinaria delle ultime innovazioni chirurgiche per la patologia prostatica benigna e della diagnosi del tumore prostatico con la biopsia prostatica fusion.
Che cos’è la prostata e quale funzione svolge nell’organismo maschile?
La prostata è una ghiandola maschile situata sotto la vescica, che circonda l’uretra. La sua funzione principale è quella di produrre il liquido prostatico che nutre e protegge gli spermatozoi, neutralizzando l’acidità delle vie genitali femminili e favorendo la motilità spermatica. Durante l’eiaculazione, la muscolatura prostatica si contrae espellendo il liquido seminale nell’uretra.
Quali sono le principali malattie della prostata?
Le tre patologie prostatiche più comuni sono l’ipertrofia prostatica benigna (IPB), la prostatite e il carcinoma prostatico. L’IPB è un ingrossamento non tumorale della ghiandola legato all’età e causa disturbi urinari. La prostatite è un’infezione acuta o cronica che colpisce soprattutto i soggetti giovani. Il carcinoma prostatico rappresenta la neoplasia più frequente negli uomini; al giorno d’oggi una diagnosi precoce è essenziale per una corretta cura e guarigione del paziente.
Che differenza c’è tra ipertrofia prostatica benigna, prostatite e tumore della prostata?
L’ipertrofia prostatica benigna è un ingrossamento non tumorale della prostata che si verifica fisiologicamente con l’invecchiamento. La prostatite è un processo infettivo, talvolta di origine batterica, caratterizzato da dolore e disturbi minzionali. Il tumore della prostata è invece una proliferazione maligna che origina dalle cellule ghiandolari. È importante notare che la coesistenza di IPB e prostatite aumenta significativamente il rischio di sviluppare un tumore prostatico.
Quanto sono diffuse queste patologie nella popolazione maschile?
Le patologie prostatiche sono estremamente comuni e la loro prevalenza aumenta progressivamente con l’età. L’ipertrofia prostatica benigna è la più diffusa: colpisce circa il 50% degli uomini tra i 51 e i 60 anni, fino a raggiungere l’80-90% degli ultraottantenni, anche se solo il 25-30% sviluppa sintomi clinicamente significativi.
La prostatite rappresenta una delle cause più frequenti di visita urologica negli uomini sotto i 50 anni, con circa il 10-15% della popolazione maschile che ne soffre almeno una volta nella vita.
Il carcinoma prostatico in Italia è la prima neoplasia più diagnosticata negli uomini. L’incidenza cresce drasticamente con l’età, passando da 1 caso su 350 uomini sotto i 50 anni a 1 su 52 tra i 50 e i 59 anni, con il 42,9% delle diagnosi che avviene nella fascia 65-74 anni.
Quali sintomi urinari devono spingere un uomo a consultare uno specialista? Esistono segnali precoci spesso sottovalutati?
I sintomi urinari che devono spingere a consultare un urologo includono difficoltà nell’iniziare la minzione, flusso urinario debole o intermittente, sensazione di svuotamento incompleto, aumentata frequenza minzionale diurna e notturna (nicturia), urgenza e incontinenza. Segnali spesso sottovalutati sono la nicturia persistente e il progressivo indebolimento del getto urinario, che molti uomini attribuiscono erroneamente al normale invecchiamento. Anche sintomi irritativi come dolore o bruciore minzionale possono indicare una prostatite e non vanno ignorati.
A che età è consigliabile iniziare i controlli della prostata?
Le linee guida raccomandano di iniziare lo screening a 50 anni. Per i pazienti ad alto rischio – uomini o con familiarità per carcinoma prostatico – l’età si anticipa a 45 anni. In presenza di più familiari di primo grado con diagnosi precoce, è consigliabile iniziare già a 40 anni.
In cosa consistono gli esami di screening più comuni (PSA, esplorazione rettale)?
Gli esami principali sono il dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico) mediante prelievo ematico e l’esplorazione rettale digitale. Il PSA è un marcatore che può essere elevato in diverse condizioni prostatiche, non solo tumorali. L’esplorazione rettale permette di valutare dimensioni, consistenza e simmetria della ghiandola. È importante sottolineare che nel 18% dei casi il tumore viene rilevato mediante esplorazione rettale anche con PSA normale, rendendo entrambi gli esami complementari.
Ogni quanto tempo andrebbero ripetuti i controlli?
La maggior parte delle linee guida raccomanda controlli ogni 2 anni per gli uomini con PSA totale molto basso. Gli uomini con un rischio elevato di tumore dovrebbero effettuare controlli annuali. Dopo i 80 anni, con PSA costantemente inferiore a 1.0 ng/mL, si può valutare l’interruzione dello screening in accordo con lo specialista. La frequenza delle visite va personalizzata in base ai valori di PSA e ai fattori di rischio individuali.
Quali sono le opzioni terapeutiche per l’ipertrofia prostatica benigna?
Il trattamento dell’IPB prevede inizialmente un approccio farmacologico. I farmaci principali sono gli alfa-bloccanti, che rilassano la muscolatura prostatica migliorando il flusso urinario, e gli inibitori della 5-alfa-reduttasi, che riducono progressivamente il volume ghiandolare. La terapia combinata offre risultati superiori nel controllo dei sintomi e nella prevenzione della ritenzione urinaria acuta. Anche l’uso di fitofarmaci è documentato nelle linee guida come efficace nel trattamento dei sintomi urinari legati a patologie prostatiche.
Nei casi resistenti alla terapia medica o con complicanze, interventi chirurgici come la TURP, l’HOLEP, la THULEP, l’adenomectomia, ed altre tecniche meno invasive, rappresenta il trattamento definitivo.
Come si cura oggi il tumore della prostata?
Il trattamento dipende dallo stadio della malattia e dalle comorbidità del paziente. Per i tumori localizzati a basso rischio, una opzione terapeutica è rappresentata dalla sorveglianza attiva che prevede controlli periodici e permette di evitare overtreatment.
Le opzioni terapeutiche definitive includono la prostatectomia radicale e la radioterapia.
Quali sono i possibili effetti collaterali delle terapie?
Per l’ipertrofia prostatica benigna, i farmaci alfa-bloccanti possono causare capogiri, astenia ed eiaculazione retrograda. Gli inibitori della 5-alfa-reduttasi possono ridurre la libido e causare disfunzione erettile in alcuni pazienti. La chirurgia (TURP) comporta frequentemente eiaculazione retrograda e, meno spesso, incontinenza temporanea o disfunzione erettile.
Per il tumore della prostata, i principali effetti collaterali sono la disfunzione erettile e l’incontinenza urinaria. La prostatectomia radicale comporta un rischio maggiore di incontinenza rispetto alla radioterapia, anche se la chirurgia robotica ha ridotto significativamente queste complicanze. La disfunzione erettile può verificarsi con tutte le modalità di trattamento. La terapia ormonale può causare riduzione della libido, vampate di calore e perdita di massa muscolare. La gravità di questi effetti varia notevolmente tra i pazienti.
Le patologie della prostata influiscono sulla funzione sessuale? I trattamenti possono causare disfunzione erettile o incontinenza?
Le patologie prostatiche e i loro trattamenti possono influenzare la sfera sessuale. Una percentuale dei pazienti sottoposti a chirurgia per tumore riferisce problemi erettili di entità moderata o severa. I pazienti che assumono terapia per il trattamento dell’IPB posso avere alterazioni del piacere orgasmico e dell’eiaculazione. L’incontinenza urinaria dopo chirurgia, rappresenta un ulteriore aspetto che può talvolta impattare, spesso temporaneamente, sulla qualità di vita.
Come si può preservare la qualità della vita del paziente?
Preservare la qualità di vita richiede un approccio personalizzato che consideri età, stadio di malattia e priorità individuali del paziente. L’integrazione di supporto psicologico e programmi di riabilitazione nel percorso terapeutico migliora significativamente gli esiti. La scelta terapeutica deve sempre basarsi su un dialogo aperto tra paziente e urologo per definire il miglior trattamento possibile.
Alimentazione e attività fisica possono aiutare la salute della prostata?
Una dieta equilibrata e l’attività fisica regolare contribuiscono alla salute prostatica. Si raccomanda un’alimentazione ricca di frutta, verdura e cereali integrali, con preferenza per pesce e grassi salutari, limitando carni rosse processate e grassi saturi. Alcuni nutrienti come il licopene dei pomodori, i polifenoli del tè verde e gli acidi grassi omega-3 hanno dimostrato effetti protettivi. L’esercizio fisico regolare rappresenta un fattore preventivo documentato per le patologie prostatiche.
Quali abitudini è meglio evitare?
Le abitudini dannose includono il fumo, l’eccesso di alcol e una dieta ricca di grassi saturi e carni processate. In presenza di sintomi urinari, è consigliabile ridurre il consumo di alcol, caffeina e cibi piccanti che possono accentuare i disturbi. La gestione dello stress attraverso tecniche di rilassamento può contribuire positivamente, considerando l’influenza degli aspetti psicologici sulla salute prostatica.
Perché molti uomini evitano i controlli?
Molti uomini evitano i controlli per imbarazzo legato all’esplorazione rettale, paura della diagnosi o sottovalutazione dei sintomi iniziali. La scarsa consapevolezza sull’importanza della prevenzione rappresenta un ulteriore ostacolo. È fondamentale sottolineare che la diagnosi precoce, specie in caso di tumore e quando questo è ancora localizzato, offre possibilità di cura superiori al 90% e consente di preservare meglio la qualità di vita.
Qual è il consiglio più importante che darebbe agli uomini sulla salute della prostata?
Il consiglio più importante è non ignorare i sintomi urinari e aderire ai programmi di screening in base all’età e ai fattori di rischio. La prevenzione attraverso uno stile di vita sano rappresenta la prima linea di difesa. La diagnosi precoce fa una differenza sostanziale: i tumori identificati in fase iniziale hanno prognosi eccellente e consentono di preservare una buona qualità di vita. Superare l’imbarazzo e instaurare un dialogo aperto con il proprio urologo è essenziale per una gestione efficace della salute prostatica.



