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Criticità ambientali e comportamento consapevole

Nonostante il gran parlare che se ne fa a tutti i livelli, ormai lo si fa da troppi decenni e non sempre a proposito, l’elenco delle cosiddette gravi problematiche – criticità ambientali – che minacciano gli equilibri naturali degli ecosistemi e con essi la salute dell’intero pianeta e dei suoi abitanti, uomo compreso, non accenna a diminuire, anzi diventa sempre più lungo e sempre più preoccupante.

A seguire ci limitiamo a rappresentare un semplice elenco delle principali sofferenze dell’ambiente ove appare sin troppo evidente che ciascuna criticità è in varia misura dovuta al pesante impatto dell’attività dell’uomo sul pianeta.

Appare evidente che tali criticità sono tra loro interconnesse e in particolare si collegano, in maniera diretta o indiretta, alla alterazione dei cicli biogeochimici, piuttosto che alla sottrazione di habitat naturali o all’inquinamento delle matrici ambientali, suolo, acqua, aria.

Buco dell’ozono

Aumento emissioni CO2, effetto serra e cambiamenti climatici

Piogge acide

Eutrofizzazione

Deforestazione – Dissesto idrogeologico -Perdita di suolo produttivo

Abbandono delle campagne, Incendi, Aridificazione e Desertificazione

Perdita di biodiversità e agro-biodiversità

Crescita demografica

Guerre – Fame – Flussi migratori

Risorse energetiche, rinnovabili e non

Polveri sottili – Smaltimento dei rifiuti

Inquinamento matrici ambientali (suola, aria, acqua)

Bisogna convenire che di queste gravi problematiche ambientali si è discusso e chiacchierato già sin troppo, non sempre con competenza, spesso con scarsi risultati.

E a ben pensare sono ormai passati parecchi anni, quasi settanta da quando gli ecologi venivano tacciati come “visionari profeti di sventura” e  oltre cinquanta dalla Convenzione di Ramsar, trattato intergovernativo sottoscritto nel 1971 con cui i paesi firmatari che coprono tutte le regioni geografiche del pianeta si prefiggevano la “conservazione e l’utilizzo razionale di tutte le zone umide attraverso azioni locali e nazionali e la cooperazione internazionale, quale contributo al conseguimento dello sviluppo sostenibile in tutto il mondo“.

Da allora è stato un succedersi ininterrotto di Convenzioni, Trattati, Conferenze, Protocolli, Raccomandazioni, Accordi, Direttive, Countdown, Giornate, etc, nonché di normative, comunitaria e nazionale.

A seguire riportiamo un promemoria, breve e certamente non esaustivo, ma in ogni caso ben rappresentativo dei tantissimi eventi in cui si si è discusso ad alto livello delle superiori problematiche dell’ambiente.

  • 1973 – Convenzione di Washington, o CITES, accordo internazionale stipulato con lo scopo di regolare il commercio delle specie di flora e fauna selvatiche minacciate di estinzione per garantire la sopravvivenza delle specie e dei loro habitat. la Convenzione si basa su un sistema di permessi e certificati per il commercio di esemplari, parti o prodotti derivati, classificando le specie in tre appendici a seconda del loro grado di rischio.
  • 1976 – Convenzione di Barcellona sulla Protezione Mar Mediterraneo (1976) sottoscritta da 22 paesi con l’obiettivo di tutelare il Mare Mediterraneo dall’inquinamento.
  • 1981 – Convenzione di Berna: Conservazione fauna e flora europea e loro habitat naturali che si propone gli obiettivi della conservazione della flora e della fauna selvatiche e degli habitat naturali con particolare attenzione alle specie minacciate e vulnerabili, incluse quelle migratorie.
  • 83 – Convenzione di Bonn: Trattato intergovernativo sulla Conservazione specie migratrici, nota anche come CMS ha l’obiettivo di tutelare le specie migratrici terrestri, marine ed aviarie in tutti i loro spostamenti.
  • 1992 – Conferenza di Rio: Conservazione della Biodiversità ai tre livelli (CBD). Nota come il Summit della Terra, è stata la prima conferenza mondiale dei capi di Stato sull’ambiente che ha visto la partecipazione di 172 governi e 108 capi di Stato o di Governo, 2.400 rappresentanti di organizzazioni non governative.
  • 1992 – Direttiva “Habitat” e “Natura 2000: Conservazione degli habitat naturali e seminaturali e istituzione di una rete ecologica europea. Legge europea che ha istituito la Rete Natura 2000, una rete di aree protette dedicate alla conservazione della biodiversità in Europa attraverso la tutela di habitat e specie animali e vegetali specifici. Natura 2000 include le Zone Speciali di Conservazione (ZSC), identificate in base alla Direttiva Habitat, e le Zone di Protezione Speciale (ZPS), istituite per la tutela degli uccelli selvatici dalla Direttiva Uccelli(2009/147/CE).
  • 1997 – Protocollo di Kyoto sulla emissione di gas serra (1997), è stato il primo accordo internazionale ad imporre agli stati industrializzati l’obbligo vincolante di ridurre le emissioni di gas serra, per contrastare il riscaldamento globale, con la riduzione del 5% rispetto ai livelli del 1990. Adottato nel 1997 e entrato in vigore nel 2005.
  • 1998 – Convenzione di Aarhus sull’ “Accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini e l’accesso alla giustizia in materia ambientale” (1998)
  • 2004 Nuova Convenzione di Barcellona sulla tutela dell’ambiente marino e della regione costiera del Mediterraneo”
  • 2005 – Countdown 2010: Conservazione della biodiversità, fermare il declino della biodiversità entro il 2010 (2005).
  • 2009 – Accordo di Copenaghen sui cambiamenti climatici (COP 16) (2009).
  • 2011 – Accordo di Durban: Conferenza delle Nazioni Unite (COP 17) per la lotta al cambiamento climatico.
  • 2015 – Accordo di Parigi, trattato internazionalestipulato tra gli Stati membri delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), riguardo alla riduzione di emissione di gas serra e alla finanza attinente al periodo a decorrere dal 2020.

A questo elenco, vanno aggiunte anche le “Giornate mondiali” che sono tante, anzi tantissime. A questo proposito, bisogna dare atto che l’Onu si dà molto da fare se nel corrente anno ha in programma ben 152 Giornate mondiali.

Infatti, a chi non se ne fosse accorto, noi ricordiamo che, solo in questo mese di settembre, di Giornate mondiali se ne celebrano ben sei: la Giornata mondiale d’azione per l’Amazzonia e a seguire la Giornata internazionale per la preservazione dello strato di ozono e poi la Giornata mondiale per il monitoraggio delle acque; ed ancora la Giornata delle emissioni zero, quella internazionale della pace e infine la Giornata mondiale senza auto.

Riflessioni

È sconfortante constatare che, nonostante tutto questo impegno, a parere dello scrivente, i risultati sono tutt’altro che incoraggianti.

Gli oceani sono sempre più inquinati e inesorabilmente si stanno sempre più trasformando in catini avvelenati con la formazione di immense isole galleggianti di immondizia, “arricchita” da milioni di tonnellate di plastica. È sufficientemente esemplificativo menzionare il Great Pacific Garbage Patch ammasso galleggiante di rifiuti con una estensione di gran lunga superiore a quella della penisola iberica, e il North Atlantic Garbage Patch, con una superficie di quasi 4 milioni di km² con oltre 200mila detriti per chilometro quadrato.

E come siamo messi con la perdita di Biodiversità? Che fine ha fatto il Countdown 2010 sull’arresto della biodiversità? E Natura 2000 con i SIC, le ZPS e la a Rete Ecologica?

Oggi nessuno ne parla più.

Ed ancora, i Parchi, le tantissime Riserve Naturali e le Aree Marine?

Non è forse vero che dopo una iniziale fiammata di entusiasmo e coinvolgimento, la maggior parte di queste istituzioni si sono a poco a poco affievolite e adesso vivacchiano pigramente avviandosi a diventare altrettanti comodi poltronifici?

E nel frattempo, la temperatura globale del pianeta sale, i ghiacciai si sciolgono e le calotte polari si riducono velocemente; crescono i terreni improduttivi che vengono abbandonati e privati del prezioso presidio della presenza e dell’opera degli agricoltori, crescono i fenomeni di erosione e quindi anche il dissesto idrogeologico, gli incendi, e le aree a rischio aridificazione e desertificazione.

E questo panorama già di per sé poco incoraggiante, viene aggravato dal fatto che gli eventi meteo diventano sempre più imprevedibili e violenti, con frane e alluvioni non di rado catastrofiche.

No, è veramente difficile sostenere che qualcuno dei superiori Trattati, Conferenze, Convenzioni, Protocolli, Giornate, etc. abbia concretamente raggiunto lo scopo che si prefiggeva.

Quali suggerimenti?

Oggi l’attenzione generale è maggiormente incentrata sui cambiamenti climatici, sulle risorse energetiche rinnovabili e sullo sviluppo sostenibile , purtroppo  dimenticando troppo spesso che tutte le problematiche ambientali sopra elencate sono tra loro intimamente interconnesse e la loro mitigazione richiede non interventi parziali che avrebbero il significato e l’effetto inferiore a quello dei famosi pannolini caldi, ma una radicale e puntuale governance condivisa e partecipata da politici e comunità.

È pur vero che parecchie delle criticità sopra menzionate rappresentano l’estremizzazione di fenomeni prevalentemente naturali ma è altrettanto vero che spesso sono aggravati da comportamenti antropici poco responsabili, diventando di conseguenza sempre più imprevedibili, incontrollabili e disastrosi.

La mitigazione delle gravi conseguenze di buona parte delle gravi problematiche ambientali, che certamente non conoscono confini, tantomeno politici, richiedono da tempo e con urgenza non passerelle elettorali né tantomeno proclami fumosi che con buona dose di cinismo cavalcano particolari preoccupazioni dei cittadini, spesso amplificate o indotte dai media.

Il problema delle criticità dell’ambiente non può essere risolto con gli slogan e a ben poco serve utilizzare nuovi termini, come resilienza e green al posto di ecologico e sostenibile.

Servono interventi sinergici e cambiamenti radicali e concreti soprattutto nello stile di vita dei cittadini, in un’ottica di democrazia partecipata degli organi di governo, delle amministrazioni pubbliche, dei portatori di interesse, delle comunità e dei singoli cittadini.

A riguardo diviene indispensabile un’attenta e incisiva attività di comunicazione e di educazione ambientale per fare acquisire a governanti e cittadini, ciascuno per il proprio ruolo, un comportamento consapevolmente responsabile e rispettoso dell’ambiente.

I luoghi chiave deputati ad abituare sin dalla tenera età le giovani generazioni a uno stile di vita sostenibile e consapevole fatto di comportamenti che abbiano lo scopo di ridurre il proprio impatto sull’ambiente sono la scuola, a partire dalla primaria, e la famiglia.

Va abbandonata la strada sinora perseguita del consumismo senza regole basata sull’acquisto e il consumo continuo di beni e servizi, spesso al di là dei bisogni essenziali, stimolata dai media e dal convincimento che la felicità e il successo individuale dipendano dall’accumulo di beni materiali.

Bisogna assolutamente interrompere il circolo vizioso secondo cui non si interviene su un comportamento di abuso dell’ambiente ma solo per ridurne gli effetti indesiderati. Ovviamente attraverso un nuovo busines.

A proposito è sufficientemente esemplificativo osservare che se da un lato l’utilizzo del pet, diventato un busines di enorme portata, ci ha liberati dal fastidio del “vuoto a rendere”, dall’altra il sopraggiunto grave problema del suo smaltimento non può essere risolto con il suo riciclo, attivando così un altro busines.

Tutti ci dobbiamo convincere che la salute del nostro pianeta e con essa la sopravvivenza dei suoi abitanti, anche dell’uomo, non può prescindere dal cambiamento del nostro stile di vita, attualmente tanto menefreghista quanto stupidamente autolesionista.

E a nostro parere, questo modo di vivere non riusciranno mai ad ottenerlo né le Conferenze e neanche i Trattati o i Protocolli e ancor meno le Giornate o gli slogan.

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