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Legge sull’obesità: un passo di civiltà nel diritto alla salute

La Legge 3 ottobre 2025, n. 149, “Disposizioni per la prevenzione e la cura dell’obesità”, è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 9 ottobre 2025 e entrerà in vigore il 24 ottobre. Il provvedimento segna un cambio di paradigma nel diritto sanitario italiano.
Per la prima volta l’ordinamento qualifica l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante, superando definitivamente l’idea che si tratti solo di scelte individuali o stili di vita. L’Italia afferma così un principio di civiltà: l’obesità è una condizione patologica che lo Stato deve prevenire e curare, in attuazione dell’articolo 32 della Costituzione e del diritto universale alla salute.
La norma introduce strumenti di prevenzione e monitoraggio, tra cui l’istituzione dell’Osservatorio Nazionale per lo Studio dell’Obesità (OSO) presso il Ministero della Salute. All’OSO spetteranno raccolta e analisi dei dati, valutazione dell’impatto sanitario e sociale, proposte per politiche di prevenzione coordinate tra Stato e Regioni.
Perché il nuovo quadro produca effetti reali, servono decreti attuativi tempestivi e un’applicazione uniforme sul territorio. In assenza di regole operative chiare e omogenee, il rischio è di creare disuguaglianze regionali nell’accesso alle prestazioni.
Sul piano finanziario, la legge stanzia 700 mila euro per il 2025, 800 mila per il 2026 e 1,2 milioni annui dal 2027, oltre a 400 mila euro annui per la formazione del personale sanitario. È un avvio importante, ma serviranno risorse più consistenti, proporzionate alla diffusione del fenomeno e alla complessità della presa in carico multidisciplinare.
Riconoscere l’obesità come malattia significa anche contrastare stigma e discriminazioni. È una scelta che restituisce dignità alle persone e responsabilità alle istituzioni. Il passo successivo è tradurre il principio in azioni concrete: aggiornare i LEA, definire criteri di appropriatezza, investire su prevenzione e continuità di cura. Solo così il diritto alla salute potrà dirsi pienamente garantito.

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