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Prevenzione tra scienza e fantascienza

La malattia è l’alterazione dell’equilibrio bio-psico-sociale di ogni individuo e se è vero che l’uguaglianza è un principio dettato dalla nostra stessa Costituzione, l’equità attiene al diritto che deve essere tutelato dalla politica e dalla società civile.
Ammalarsi comporta perdere l’integrità psico-fisica e pertanto, a qualunque età, implica l’appartenenza alla categoria dei “fragili” mentre altro concetto diviene quello della vulnerabilità, più spesso correlato all’invecchiamento e al disagio culturale e psichico.
Orbene, da buoni medici dobbiamo interrogarci su quali strumenti possiamo contare per equilibrare, quindi rendere “equa”, l’integrità di un individuo, specie se questi trovasi in una condizione di fragilità. Certamente, mettiamo in atto, quotidianamente e con competenza e appropriatezza, tutti i presidi e i rimedi per curare o gestire la malattia cronica, ma mai dovremmo trascurare l’enorme opportunità che abbiamo di prevenire le malattie infettive, specie quelle virali verso le quali abbiamo poche frecce al nostro arco ma che possono determinare gravi conseguenze persino “quoad vitam”.
Analogamente, di virale ci sono pure le narrazioni aberranti, eppure accreditate per puro “bias cognitivo”, che circolano sui social contribuendo a incrementare quello che ormai, specie dopo l’epoca Covid, è divenuto un vero e proprio conflitto tra scienza e “fantascienza”.
In questo contesto, è evidente a ogni sanitario che si rispetti come le vaccinazioni, sempre più diffuse e sicure, costituiscano un’opportunità irrinunciabile sia nelle stagionalità dettate dalle epidemie già previste (vedi influenza), sia nel corso dell’anno per malattie infettive non stagionali – ma non meno rischiose se contratte da soggetti fragili – causate ad esempio da herpes zoster e virus sinciziale respiratorio.
Vaccinare è un atto medico di fondamentale importanza e sarebbe necessario costituire una rete fra medici di medicina generale, specialisti ambulatoriali del
territorio e Dipartimento di Prevenzione per rafforzarne l’impatto sulle relative coperture.
Ad oggi, purtroppo, gli specialisti non hanno facoltà né di vaccinare né di consultare le eventuali vaccinazioni praticate dai pazienti cui prestano la loro consulenza, salvo l’eventualità di effettuare formale richiesta scritta da esibire presso gli ambulatori vaccinali pubblici o quella di suggerire di richiedere la prestazione al proprio medico curante.
La popolazione invecchia e le fragilità avanzano contestualmente alle patologie croniche più conosciute sempre crescenti di numero quando non drammaticamente più misconosciute e quindi sottostimate.
Fondamentale a questo scopo è anche stabilire – meglio per condivisione con i vari specialisti che sempre più spesso oggi si occupano di malattie autoimmuni con terapie che prevedono sempre più l’uso di anticorpi monoclonali e supporti farmacologici che interferiscono con i sistemi immunitari – il corretto “timing” dell’immunoterapia desensibilizzante onde proteggere al meglio e per tempo i pazienti più a rischio.
L’informatizzazione (che supporta epidemiologia e operatori sanitari quali sentinelle della salute) e i nuovi vaccini costituiscono un valido presidio che predispongono alla nuova visione della medicina generale che è la “medicina d’iniziativa” già prevista dai nuovi accordi collettivi e integrativi, purché ogni attore prenda a cuore non solo ogni singolo caso clinico che costituisce una sfida quotidiana alla nostra competenza e capacità di curare ma anche la fragilità che può condurre alla malattia severa, quando non fatale, fino alla totale vulnerabilità.

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