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“Specie alimentari spontanee del territorio etneo”

Nei locali del Museo delle Conchiglie della Villa Cosentino a Valverde, si è tenuto il 4° incontro che la “Fabrica Culturale Uomo e Natura”, nell’abito del progetto ECO a regia del GAL delle Terre di Aci, dedica alla promozione della conoscenza del patrimonio agroalimentare ed enogastronomico del territorio etneo, alle sue origini e alle culture e tradizioni che nei secoli lo hanno determinato.
Come da programma, il biologo Pietro Pavone, già Professore di Botanica all’Università di Catania e Direttore dell’Orto Botanico, attualmente socio fondatore della “Fabrica Culturale Uomo e Natura”, ha intrattenuto i presenti, tra cui il Sindaco e diversi componenti delle Giunta Comunale di Valverde, con una interessante relazione sulle “Specie alimentari spontanee del territorio etneo”.

Il territorio etneo, afferma il relatore, è ricco di piante erbacee spontanee molte delle quali, assieme ai funghi ed ai frutti di bosco, fino ad un passato non troppo lontano hanno rappresentato una fondamentale risorsa alimentare per le popolazioni locali (contadini, boscaioli, pastori, ecc.).
Molto utilizzate fino a buona parte del secolo scorso, oltre che per la loro bontà, anche per variare la dieta prevalentemente a base di pasta e di legumi, e in minor misura anche di carne, le verdure selvatiche in effetti contengono elevate concentrazioni di sali minerali, proteine, un alto tasso di vitamine A e C e notevoli percentuali di fibre, in quantità decisamente maggiori rispetto agli ortaggi coltivati.
Ma, nonostante le indubbie e preziose qualità organolettiche e nutrizionali, come affermato dall’autorevole botanico ed ecologo italiano Sandro PIGNATTI, recentemente scomparso, “…è prevedibile che nel giro di una generazione si sarà perduta perfino la memoria di quanto una volta l’uomo sapeva ricavare dal mondo vegetale; questo rappresenta una perdita netta …un ritorno all’ignoranza…..un passo indietro nelle nostre conoscenze, che non dovrebbe venire tollerato, tanto meno in questo secolo di lumi”.
Il rischio paventato da Pignatti, continua Pavone, è purtroppo reale proprio in considerazione del fatto che se da un canto è vero che sull’utilità delle erbe selvatiche commestibili si hanno ampie tradizioni orali dall’altro è altrettanto vero che la prima pubblicazione che affronta l’argomento sotto il profilo scientifico è quella del medico fiorentino Giovanni Targioni-Tozzetti che risale al 1767.
Oggi, la conoscenza dell’uso delle specie vegetali, in special modo le verdure spontanee, a scopo alimentare (fitoalimurgia) ha motivazioni ben diverse rispetto a quelli del passato: non più necessità alimentare, ma puro interesse per i prodotti naturali.
L’allarme lanciato da Pignatti, prosegue il relatore, fu raccolto dal sottoscritto, allora Direttore del Dipartimento di botanica e Direttore dell’Orto Botanico dell’Università di Catania, e dal Salvatore Arcidacono, professore di Scienze Naturali al Liceo Scientifico G. Galilei di Catania.
Constatando che a distanza di qualche decennio le previsioni dell’illustre botanico si stavano rapidamente avverando e spinti dal desiderio di salvare dall’oblio quanto ancora resta delle tradizioni etnee, diversi anni fa abbiamo creduto opportuno intraprendere una ricerca etnobotanica sulle verdure selvatiche del territorio con i seguenti fini:
a) censimento delle specie commestibili;
b) 
b) recupero degli etimi dialettali che designano le diverse specie;
c) c) rilevamento delle caratteristiche gastronomiche;
d) segnalazione di un possibile sviluppo economico;
d) e) rinvenimento delle implicazioni sociali, folcloristiche e agronomiche connesse con l’uso delle verdure.

La ricerca ha comportato numerosi rilevamenti sul campo, svariati colloqui con la gente del luogo.
Gli apporti più fruttuosi sono venuti dalle persone più anziane; mentre, pur rammaricandosene, la maggioranza dei giovani (salvo rare e lodevoli eccezioni) non possedeva alcuna nozione su questo aspetto delle tradizioni locali.
Per quanto concerne il rilevamento degli usi gastronomici delle verdure, continua Pavone, Arcidiacono e io non ci siamo limitati a riportare solo quelli locali etnei, ma dove è stato possibile li abbiamo confrontati con analoghi usi presenti nelle tradizioni di altri contesti geografici italiani.
Tutti i dati raccolti nelle inchieste, le osservazioni fatte in campagna e le notizie attinte dalla bibliografia sono stati inseriti in schede, ciascuna contenente, oltre alla a foto e al nome scientifico della specie, i nomi volgari e dialettali, la famiglia d’appartenenza, i principali caratteri botanici, la distribuzione in Italia, la parte commestibile, gli usi alimentari locali e nazionali, l’eventuale commerciabilità e, infine, alcune notizie inerenti le credenze, le usanze e gli usi non alimentari dell’entità presa in esame.
A loro volta, tutti i dati sopra indicati sono stati elaborati e inseriti in apposito Database del quale l’oratore illustra le principali caratteristiche.
Infine, facendo riferimento al superiore Database, Pavone chiude il suo interessante e apprezzato intervento con una lunga panoramica su oltre 50 specie di erbe commestibili del territorio etneo, non solo citandone il nome scientifico e i tanti nomi dialettali, ma fornendo per ciascuna i caratteri distintivi e persino le ricette.
Prende quindi la parola il Presidente della “Fabrica Culturale Uomo e Natura”, Prof. Angelo Messina, che ringrazia il collega Pietro Pavone per la meritoria opera condotta a favore del recupero e tutela di un patrimonio tanto importante quanto poco conosciuto quale quello delle erbe (i fogghi) commestibili del territorio dell’Etna.
Chiude l’incontro il Sindaco di Valverde, Domenico Caggegi, che si complimenta con l’oratore e illustra brevemente le iniziative culturali nel prossimo programma del Comune da lui amministrato, auspicando una stretta collaborazione con la Fabrica Culturale Uomo e Natura nel campo della promozione e fruizione ecocompatibile delle eccellenze del territorio valverdese quale strumento di crescita sociale e di occupazione duratura e autosostenente.

Nella foto: Filippo Terranova, Presidente del Consiglio Comunale, Rossana Epaminonda, Avvocato Tuccitto, Sindaco di Valverde, Domenico Caggegi, Prof. Angelo Messina, Prof. Pietro Pavone, Consigliere Gaetano Spina.

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