mercoledì, Novembre 4, 2026
Glutiox Farmavalens
HomeEvidenzaPrimo pianoStimolazione magnetica transcranica e disordini del movimento

Stimolazione magnetica transcranica e disordini del movimento

Dalla modulazione dei circuiti cerebrali alle nuove prospettive terapeutiche per i disordini del movimento: uno studio approfondisce le potenzialità della TMS e il contributo del Tecnico di Neurofisiopatologia nella ricerca e nella pratica clinica.

La possibilità di intervenire sull’attività dei circuiti cerebrali attraverso stimolazioni non invasive rappresenta una delle frontiere più interessanti della neurofisiologia moderna. Tra le tecniche maggiormente utilizzate c’è la Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS), una metodica che consente di studiare e modulare l’eccitabilità della corteccia cerebrale, con potenziali applicazioni nella valutazione e nel trattamento di diversi disturbi neurologici.

A questo ambito è dedicato il lavoro di approfondimento del dottor Ivano Disilvestro, referente della Commissione d’Albo (CDA) dei Tecnici di Neurofisiopatologia, che analizza i principi neurofisiologici della TMS, le sue applicazioni nei disordini del movimento e, in particolare, nella Malattia di Parkinson. Un percorso di divulgazione scientifica che mette in evidenza anche il ruolo di una figura sanitaria specializzata, il Tecnico di Neurofisiopatologia (TNFP), sempre più coinvolta nell’utilizzo delle tecnologie avanzate per la diagnosi, il monitoraggio e il trattamento dei pazienti.

La Stimolazione Magnetica Transcranica: come funziona

La TMS è una tecnica non invasiva basata sul principio dell’induzione elettromagnetica, formulato da Michael Faraday nel 1831. Il suo funzionamento prevede l’utilizzo di una bobina, chiamata coil, posizionata sullo scalpo del paziente, attraverso la quale viene generato un campo magnetico rapidamente variabile.

Il campo attraversa lo scalpo e le strutture craniche, inducendo un campo elettrico nel tessuto cerebrale sottostante. Quest’ultimo è in grado di modificare l’attività dei neuroni della corteccia cerebrale.

In ambito clinico e diagnostico, la TMS permette di studiare diversi parametri, tra cui l’eccitabilità corticale, la conduzione lungo la via corticospinale e i meccanismi di inibizione e facilitazione intracorticale.

Quando viene applicata attraverso protocolli ripetitivi, denominati rTMS, la stimolazione può produrre modificazioni dell’attività neuronale e della plasticità sinaptica che persistono anche dopo la fine del trattamento. È proprio questa caratteristica a renderla particolarmente interessante nella ricerca sulle patologie neurologiche.

Parkinson e disordini del movimento: il ruolo dei circuiti cerebrali

Tra gli ambiti di maggiore interesse per l’applicazione della TMS figurano i disordini del movimento, un insieme di patologie neurologiche caratterizzate da alterazioni dei circuiti che regolano l’esecuzione e il controllo dell’attività motoria.

La Malattia di Parkinson rappresenta uno degli esempi più significativi. È caratterizzata dalla progressiva degenerazione dei neuroni dopaminergici della substantia nigra, una struttura cerebrale coinvolta nella regolazione del movimento. La conseguente riduzione della dopamina altera l’equilibrio tra la via diretta e quella indiretta dei circuiti dei nuclei della base, compromettendo il funzionamento del sistema motorio.

Le manifestazioni cliniche più caratteristiche comprendono:

  • Bradicinesia, ovvero lentezza nell’esecuzione dei movimenti;
  • Rigidità muscolare, talvolta descritta come rigidità a ruota dentata;
  • Tremore a riposo, generalmente con una frequenza compresa tra 4 e 6 Hz;
  • Instabilità posturale e alterazioni della deambulazione, tra cui il fenomeno del freezing of gait, caratterizzato da un’improvvisa difficoltà nell’avviare o proseguire il cammino.

La ricerca neurofisiologica ha evidenziato come la carenza dopaminergica possa influenzare anche l’eccitabilità della corteccia motoria primaria (M1), modificando i meccanismi di inibizione intracorticale e la capacità del sistema nervoso di adattarsi attraverso la plasticità sinaptica.

È in questo contesto che la TMS assume un particolare interesse: permette infatti di indagare il funzionamento dei circuiti motori e di esplorare nuove possibilità di modulazione della loro attività.

Il Tecnico di Neurofisiopatologia al centro dell’innovazione

Uno degli aspetti approfonditi riguarda il contributo del Tecnico di Neurofisiopatologia, professionista sanitario specializzato nella pianificazione, nell’esecuzione e nel monitoraggio delle metodiche strumentali di neurofisiologia.

Nell’ambito della neurostimolazione, il TNFP lavora in stretta collaborazione con il neurologo, contribuendo alla corretta esecuzione delle procedure, alla sicurezza del paziente e alla qualità dei dati raccolti.

Il suo intervento comprende diverse fasi operative: dall’accoglienza e dalla verifica delle condizioni di sicurezza alla preparazione elettroneurofisiologica, dalla localizzazione delle aree corticali alla somministrazione dei protocolli di stimolazione e al monitoraggio dei parametri neurofisiologici.

Tra le attività principali rientrano:

  • Screening di sicurezza: verifica delle possibili controindicazioni, con particolare attenzione alla presenza di dispositivi impiantabili, materiali metallici e condizioni cliniche che richiedono precauzioni, come una storia di epilessia;
  • Preparazione elettroneurofisiologica: applicazione di elettrodi di superficie sui muscoli interessati, come l’abductor pollicis brevis (APB) e il first dorsal interosseous (FDI), per registrare i Potenziali Evocati Motori (MEP);
  • Localizzazione anatomica: utilizzo, quando disponibile e indicato, di sistemi di neuronavigazione ottica integrati con immagini di risonanza magnetica tridimensionale, per individuare con maggiore precisione le aree corticali da stimolare.

La precisione di queste operazioni è fondamentale per ottenere risultati affidabili e riproducibili, contribuendo alla qualità complessiva della valutazione neurofisiologica.

Dalla diagnosi alla terapia: le principali applicazioni della TMS

Nell’approfondimento vengono esaminate le principali metodiche utilizzate nella valutazione del paziente parkinsoniano, distinguendo tra applicazioni diagnostiche e protocolli di stimolazione a finalità terapeutica.

La valutazione diagnostica

La TMS a impulso singolo e doppio consente di analizzare diversi parametri dell’attività del sistema motorio.

Tra questi figura la soglia motoria a riposo (Resting Motor Threshold, RMT), definita come la minima intensità di stimolazione in grado di produrre un potenziale evocato motorio di almeno 50 microvolt in almeno cinque registrazioni su dieci.

Un altro parametro è rappresentato dall’ampiezza e dalla latenza dei MEP, che forniscono informazioni sulla risposta del sistema corticospinale allo stimolo.

Particolare attenzione viene riservata anche al periodo silente corticale (Cortical Silent Period, CSP), ovvero l’interruzione temporanea dell’attività elettromiografica volontaria che segue l’evocazione di un potenziale motorio. La sua analisi permette di approfondire alcuni meccanismi di inibizione corticale.

I protocolli terapeutici: rTMS e Theta Burst

Un ulteriore ambito di applicazione è rappresentato dalla stimolazione magnetica transcranica ripetitiva e dalle tecniche Theta Burst (TBS).

I protocolli vengono selezionati dal medico sulla base delle caratteristiche cliniche del paziente e possono prevedere differenti frequenze, intensità e aree corticali da raggiungere.

Tra quelli descritti nell’approfondimento figurano:

  • rTMS ad alta frequenza: generalmente tra 10 e 20 Hz, con intensità pari al 90-110% della soglia motoria a riposo. I bersagli possono essere la corteccia motoria primaria (M1) e l’area motoria supplementare (SMA). L’obiettivo di ricerca è la modulazione dei circuiti coinvolti nella bradicinesia e nella fluidità del cammino.
  • rTMS a bassa frequenza: con stimolazione a 1 Hz e intensità pari al 100% della RMT. Può essere indirizzata alla corteccia premotoria o alla corteccia motoria primaria controlaterale, nell’ambito dello studio dei meccanismi coinvolti nelle discinesie indotte dalla levodopa (LID).
  • Intermittent Theta Burst Stimulation (iTBS): utilizza sequenze di tre impulsi a 50 Hz ripetute a 5 Hz. Tra le aree di interesse figura la corteccia prefrontale dorsolaterale (DLPFC), soprattutto per lo studio e il trattamento dei sintomi depressivi associati alla Malattia di Parkinson e delle alterazioni cognitive ed esecutive.

Si tratta di protocolli oggetto di ricerca e di applicazioni cliniche che richiedono una selezione accurata dei pazienti e un’attenta valutazione delle evidenze scientifiche. La loro efficacia può variare in relazione al quadro clinico, ai parametri utilizzati e alle caratteristiche individuali.

Le prospettive future: procedure e intelligenza artificiale

La ricerca sulla TMS apre prospettive che vanno oltre l’impiego delle singole tecniche di stimolazione. L’evoluzione tecnologica della neurofisiopatologia sta infatti ampliando le competenze richieste al TNFP, sempre più coinvolto nella gestione di procedure ad alta complessità tecnologica e metodologica.

La raccolta sistematica di parametri come la soglia motoria, l’ampiezza dei potenziali evocati, il periodo silente corticale e i dati derivanti dall’analisi elettroencefalografica potrebbe contribuire alla costruzione di database clinici e allo sviluppo di modelli predittivi.

In questo scenario, anche l’intelligenza artificiale potrebbe offrire strumenti utili per interpretare grandi quantità di dati, individuare pattern neurofisiologici e supportare la scelta di protocolli diagnostici e terapeutici sempre più personalizzati.

Il Tecnico di Neurofisiopatologia potrebbe quindi assumere un ruolo ulteriormente strategico nell’équipe multidisciplinare: dalla gestione operativa delle procedure al monitoraggio della tollerabilità, fino alla raccolta e all’analisi dei parametri necessari per valutare la risposta al trattamento.

La ricerca e il valore della neurofisiopatologia

Questo approfondimento mette in relazione tre dimensioni fondamentali dell’innovazione neurologica: la conoscenza dei circuiti cerebrali, le potenzialità della neurostimolazione non invasiva e la professionalità del Tecnico di Neurofisiopatologia.

La Stimolazione Magnetica Transcranica rappresenta, infatti, uno strumento di grande interesse per comprendere meglio i meccanismi alla base dei disordini del movimento e sviluppare nuove strategie di intervento. Un settore nel quale ricerca scientifica, innovazione tecnologica e competenze sanitarie specialistiche sono chiamate a procedere insieme.

Il contributo si inserisce in questo percorso di approfondimento, richiamando l’attenzione sul valore di una professione che, attraverso la formazione e l’aggiornamento continuo, può partecipare attivamente all’evoluzione della neurofisiologia clinica.

Riferimenti bibliografici

  • Rossi, S., Hallett, M., Rossini, P. M., Pascual-Leone, A., & The Safety of TMS Consensus Group (2009). Safety, ethical considerations, and application guidelines for the use of transcranial magnetic stimulation in clinical practice and research. Clinical Neurophysiology, 120(12), 2008–2039.
  • Cantone, M., et al. (2026). Transcranial Magnetic Stimulation in Parkinson’s Disease and Parkinsonian Syndromes: A Narrative Expert Review. Life, 16(2), 233.
  • Berardelli, A., et al. (2001). Pathophysiology of conditioning in patients with movement disorders. Movement Disorders, 16(3), 393–405.
  • Rossi, S., et al. (2021). Current and future perspectives of navigated transcranial magnetic stimulation. Expert Review of Medical Devices, 18(9), 835–848.
RELATED ARTICLES

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

- Advertisment -
sterling farmaceutici

I PIÙ LETTI