giovedì, Febbraio 12, 2026
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Sul sovraffollamento dei Pronto Soccorso

A proposito delle dichiarazioni rilasciate dal dott. Alessandro Belvedere sul sovraffollamento dei Pronto Soccorso in questo periodo di recrudescenza delle malattie virali respiratorie — diffuse su diverse piattaforme social e successivamente rimosse solo da alcune di esse — devo ammettere di averle ascoltate con dispiacere e stupore.
L’intervistato individua tra le cause dell’intasamento dei Pronto Soccorso una presunta mancanza di filtro da parte dei Medici di Medicina Generale, sostenendo che nei giorni festivi del periodo natalizio gli studi sarebbero rimasti chiusi. Viene però omesso un dato fondamentale: tale chiusura è prevista contrattualmente ed è proprio per questo che, già dal secolo scorso, è stato istituito il servizio di Guardia Medica, oggi denominato Continuità Assistenziale, al fine di garantire l’assistenza sanitaria sul territorio 24 ore su 24, 7 giorni su 7.
Ancora una volta, e dispiace che ciò avvenga da parte di un medico, si cerca un capro espiatorio. In realtà, le soluzioni al sovraffollamento dei Pronto Soccorso e alle lunghe liste d’attesa sono molto più semplici e meno costose di quanto spesso si voglia far credere.
Anziché investire risorse economiche in strutture inutili, gli investimenti dovrebbero essere indirizzati verso il vero nodo critico del sistema: il capitale umano.
I Pronto Soccorso sono sempre sovraffollati non per responsabilità dei Medici di Medicina Generale o della sanità territoriale, ma per un motivo tanto semplice quanto drammatico: il cronico e strutturale deficit di personale medico e sanitario.

Le liste d’attesa per le prestazioni ambulatoriali e ospedaliere sono lunghe esattamente per la stessa ragione.
Colgo inoltre l’occasione per chiarire un concetto che da qualcuno è stato frainteso. Non sono contrario alla libera professione dei medici dipendenti di aziende ospedaliere o delle ASP, né all’attività intramoenia. Sono invece contrario alle incompatibilità.
Il medico deve essere libero di prestare la propria opera sempre e dovunque, al di fuori degli orari contrattuali, nel pieno rispetto della deontologia professionale. Il medico ospedaliero e il Medico di Medicina Generale devono poter continuare a esercitare liberamente la loro professione dove ritengano opportuno.
Tuttavia, il sistema deve garantire in modo concreto al cittadino la possibilità di scegliere liberamente se intraprendere un percorso di cura in regime privatistico o pubblico, a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Oggi, per i motivi sopra esposti, tale scelta spesso non è realmente libera, ma diventa una necessità, talvolta un obbligo, per poter accedere alle cure.
Questo non è ammissibile e contrasta apertamente con uno dei principi fondamentali della nostra Costituzione: tutti i cittadini hanno diritto alle cure, indipendentemente dalla loro condizione economica.

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