La candidatura di Nuccio Condorelli nasce da un confronto con i colleghi e da una richiesta che, negli ultimi mesi, è tornata con forza: avere un Ordine più vicino alla vita professionale, capace di ascoltare e di rappresentare davvero chi ogni giorno lavora negli ambulatori, negli ospedali, sul territorio e negli studi.
Con la lista “Professione Vera”, Condorelli scende in campo con l’obiettivo di contribuire a un rinnovamento concreto, fondato sul dialogo e sull’unità. Gli abbiamo chiesto perché ha scelto di candidarsi, quali sono le sue priorità e perché i medici dovrebbero sostenerlo.
Dottor Condorelli, la candidatura è ufficiale. Perché ha deciso di scendere in campo?
«Perché a un certo punto non basta più osservare le cose e discutere tra colleghi. Se si pensa che l’Ordine possa fare di più per la professione, bisogna assumersi la responsabilità di provarci. La mia candidatura nasce dall’ascolto e dall’incoraggiamento di tanti colleghi. Non è una scelta personale calata dall’alto: è una proposta che viene dalla base e che vuole raccogliere sensibilità diverse».
Qual è, secondo lei, la necessità più urgente?
«Ricostruire un rapporto di fiducia e di partecipazione. L’Ordine deve essere percepito come una casa comune, presente e accessibile, non come un’istituzione distante. Deve saper ascoltare i medici nelle difficoltà quotidiane e rappresentare con autorevolezza le istanze della professione».
“Professione Vera ”: che cosa racconta questo nome?
«Racconta l’idea di una professione vissuta ogni giorno, in contesti e ruoli diversi, e di un Ordine che vogliamo rendere più attento a questa realtà. Non vogliamo soprattutto dividere ma aprire una fase diversa, con più ascolto, più confronto e una maggiore capacità di coinvolgere i colleghi».
Quali sono i progetti su cui vorrebbe lavorare?
«Il primo progetto è un metodo: ascoltare, confrontarsi e rendere conto del lavoro svolto. Vogliamo creare occasioni stabili di dialogo con medici ospedalieri, medici di famiglia, specialisti ambulatoriali, liberi professionisti, giovani medici e odontoiatri. Le esigenze non sono sempre le stesse, ma meritano tutte attenzione.
Vorrei inoltre un Ordine più presente nel sostenere la qualità della professione, nel favorire la formazione e nel promuovere un confronto serio sui problemi che incidono sul lavoro e sulla dignità dei medici. E vorrei che l’Ordine sapesse essere un interlocutore concreto delle istituzioni, portando proposte e non limitandosi a intervenire quando le criticità sono già esplose».
La sua candidatura punta anche a unire. Come si costruisce questa unità?
«Con rispetto, disponibilità al dialogo e capacità di riconoscere il valore delle esperienze diverse. Non penso che tutti debbano pensarla allo stesso modo. Penso che si possa discutere con franchezza senza trasformare ogni differenza in una contrapposizione. La professione ha bisogno di serenità e collaborazione, non di nuove divisioni».
Perché i colleghi dovrebbero votarla?
«Chiedo il voto sulla base di un impegno, non di promesse facili. Posso offrire disponibilità, ascolto e la volontà di lavorare insieme. Chi mi voterà dovrà poter giudicare il nostro operato e chiederci conto delle scelte. Vorrei che i colleghi partecipassero, anche quelli che negli anni si sono sentiti lontani dall’Ordine o non hanno trovato motivi per andare a votare. Il loro contributo è importante».
Che cosa direbbe a chi è ancora indeciso?
«Di guardare alle persone, alle idee e al metodo che proponiamo. Non chiediamo un voto contro qualcuno: chiediamo fiducia per costruire un Ordine più vicino ai medici, più aperto al confronto e capace di rappresentare la professione con serietà. Se vogliamo un cambiamento, dobbiamo partecipare».
La candidatura di Condorelli si presenta così: come una proposta di rinnovamento che rivendica le proprie radici nel confronto tra colleghi e indica nella partecipazione la prima condizione per cambiare. La sfida, ora, è trasformare questa richiesta in un progetto condiviso per l’Ordine dei medici di Catania.
Nuccio Condorelli: «Mi candido per dare voce ai colleghi e riportare la professione al centro»
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